Globalizzazione dell’indifferenza – I Tg di lunedì 8 luglio

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 Francesco parla a Lampedusa  e le sue frasi lanciate dalla fine dell’Europa investono l’intero continente. I media internazionali non si sbracciano più di tanto, ma i Tg nostrani all’unisono “aprono” sulle parole dure e dirette del Papa. La corona lanciata nelle acque dell’isola  non fa tornare in vita i più di ventimila immigrati disperati scomparsi nel nulla, ma impedisce alle coscienze di rimuovere il problema, e porta a galla l’ipocrisia e l’egoismo di politiche troppo spesso ammantate di falso securitarismo.  Nel giorno del Papa a Lampedusa solo Salvini è intervenuto in chiave critica, ma sui siti, non nei Tg. Quelli Mediaset, da sempre benevoli con la Bossi-Fini e con l’accordo italo libico per i respingimenti, ci mettono immagini e cronaca ma niente di più se si esclude la “copertina” di Tg 4. L’atteggiamento è diverso per Tg La 7, con Mentana che esordisce affermando che la denuncia del Papa insieme all’avvitarsi della situazione in Egitto sono le uniche notizie veramente importanti della giornata. Su Tg La 7 interviene una entusiasta Laura Boldrini che sembra rimettere la casacca della rappresentante dell’agenzia Onu per i rifugiati: chissà se anche questo le verrà prossimamente rinfacciato dal solito Brunetta.

Su Tg 1 intervengono a commento l’ex ministro Riccardi e l’attuale, Cècile Kyenge. Su Tg 3 in diretta da studio il laico Massimo Cacciari  scioglie  un inno al valore tutt’altro che retorico del gesto del Papa che sceglie per il suo primo viaggio l’isola degli ultimi e dei disperati, sferrando un paterno attacco alla stesa comunità cattolica  che sceglie di “non vedere”.

L’Egitto sull’orlo della guerra civile a quattro giorni dal golpe morbido e a poche ore dai più di cinquanta morti tra i fratelli mussulmani negli scontri con la polizia di questa mattina,  è secondo titolo per i Tg Rai e TG la 7, mentre “scende” per Tg 5  e non compare su Studio Aperto, che predilige la morte di una ragazza dopo  un’operazione per dimagrire e il trentesimo anniversario del tormentone “Hanno ucciso l’uomo ragno”.

La febbre nella strana maggioranza di Letta ora scende, ora sale. Dopo i reiterati inviti a farsi da parte avanzati dai vari Brunetta e Gasparri contro Saccomanni, “reo” di non accontentare appieno  il Pdl sulla vicenda imu, la giornata porta un certo raffreddamento nei toni. Solo Studio Aperto fa il pierino e parla fin dai titoli di un Saccomanni  ricondotto all’ordine, mentre Zanonato merita ancora di andare dietro la lavagna. Il presidente della Confindustria Squinzi ci sta diventando simpatico per i toni fermi ma moderati con cui cerca di stimolare politici e istituzioni; stasera viene ripreso da tutti per l’invito a pranzo ai Presidenti delle Camere e ai capigruppo delle commissioni parlamentari. La sua ricetta che vede l’abrogazione dell’imu meno determinante rispetto ai provvedimenti sul lavoro e sulle imprese  è, ovviamente, tacitata dai Tg di Cologno Monzese.

La quotidiana puntata del serial sul Congresso Pd, “Quando e come arrivarci, primarie aperte, chiuse o socchiuse”, va regolarmente in onda sui Tg Rai e Tg La 7, mentre non appare su Mediaset visto che oggi i democratici non hanno litigato più di tanto. Il Vescovo di Nola che rivendica con una lettera al capo della stabilimento Fiat di Pomigliano il suo diritto-dovere di stare dalla parte di chi non ha più lavoro, è ripreso ampiamente da TG 1 e Tg 3.

La notizia che rasserena tutti è in un titolo di Tg 5: Berlusconi a Milanello ha rassicurato il “suo” Milan; “Possiamo vincere il campionato”.

Alberto Baldazzi

 

Dati Auditel dei Tg di domenica 7 luglio 2013

Tg1 – ore 13:30 4.274.000, 25,66% ore 20:00 3.836.000, 23,24%.
Tg2 – ore 13:00 2.692.000, 16,84% ore 20:30 2.290.000, 12,43%.
Tg3 – ore 14:30 1.573.000, 10,28% ore 19:00 1.472.000, 11,47%.
Tg5 – ore 13:00 3.121.000, 19,50% ore 20:00 2.892.000, 17,45%.
Studio Aperto – ore 12:25 1949.000, 14,51% ore 18:30 1.073.000, 9,70%.
Tg4 – ore 14:00 657.000, 4,18% ore 18:55 771.000, 6,03%.
Tg La7 – ore 13:30 672.000, 4,05% ore 20:00 1.000.000, 6,04%.

Fonte: http://www.tvblog.it

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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