Beppe Giulietti: La destra e la RAI

raibenecomune7 luglio 2013 – L’ultima seduta della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai ha registrato momenti paradossali, persino esilaranti.

La destra del conflitto di interessi, quella che giá controlla Mediaset, ha mostrato I muscoli contro la “Rai rossa”, secondo il copione dell’ultimo ventennio.

Brunetta ha tuonato contro I programmi di Rai, 3 che non lo invitano a comando.

Un altro ha puntato il dito contro Floris, Annunziata e Fazio.

Un terzo ha strepitato contro il curcuito mediatico giudiziario che vuole soffocare il povero Silvio.

Naturalmente sono tutte balle.

La destra controlla ancora i settore chiave della Rai, anzi ha una posizione dominante.

Nel Consiglio di amministrazione, con ben 4 consiglieri, é  il gruppo determinante, composto per altro anche da 3 ex parlamentari.

Nessuna delibera puó essere assunta senza il loro voto.

Quello che sorprende é la debolezza della reazione di fronte a questo spettacolo che si ripete sempre uguale.

Comprendiamo, si fa per dire, il Bon ton tra neoalleati, ma persino l’avanspettacolo dovrebbe rispettare i limiti della decenza.

L’attuale Consiglio di amministrazione, nominato “in articulo mortis”, Minti regnante, corrisponde ad un’era politica quasi preistorica.

Una destra sotto il 20% dei consensi ha una rappresentanza doppia rispetto a tutti gli altri.

 Le nuove forze politiche, da 5 Stelle a Sel, non sono rappresentate.

Questo assetto, al di lá degli aspetti politici, rende la Rai ancora piú debole nel rapporto con la pubblica opinione.

A questo punto ci sono solo due strade possibili: o si rinomina il consiglio e ciascuno indicherá la propria rappresentanza nel rispetto del piú bieco rito lottiizzatorio, oppure si apre uno scontro politico per cambiare la legge Gasparri che ha consegnato il potere di nomina in esclusiva ai governi e ai partiti.

Migliaia e migliaia di cittadine e cittadini hanno giá firmato la proposta scritta da Tana De Zulueta, presentata da Move.On, e sottoscritta  da decine di associazioni.

Un gruppo di giuristi presenterà ora la proposta sul conflitto di interessi elaborata da articolo 21.

Decine di parlamentari del Pd, di 5 stelle, di Sel, hanno già dato la loro adesione.

Ora sarà il caso di farne una sola, di presentarla e di chiedere ai Presidenti delle Camere di garantire l’urgenza, anche perché la materia é strettamente connessa con la riforma della legge elettorale e con qualsiasi ipotesi di riforma o meglio di controriforma costituzionale.

Volendo, o meglio volendo il Pd, ci sarebbero persino una maggioranza per sbaraccare la legge Gasparri e per riformare radicalmente la Rai.

In questo caso, quelli che ieri se la ridevano in commissione parlamentare di vigilanza, potrebbero scoprire che anche l’avanspettacolo non sempre termina con il lieto fine.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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