Tregua politica, Tg rilassati – I Tg di giovedì 4 luglio

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 Quando  – ed è una rarità – manca la giustizia e Berlusconi nemmeno compare, i titoli e le scalette dei Tg scivolano via come se l’informazione  in questo Paese  fosse quasi normale.  Se poi si aggiunge che le minacce gridate da Monti a inizio settimana oggi si sono sobriamente sgonfiate nella riunione di maggioranza con Letta e che anche Brunetta si è presentato dal Premier con un mazzo di rose, si spiegano i toni moderati e l’assenza della consueta dose di adrenalina , quasi sempre sintetizzata nel laboratorio dei media.

Aperture per la soddisfazione di Letta e la sua road map da qui a diciotto mesi sui Tg Rai, mentre gli altri si dividono tra cronaca e Fmi che invita il governo a non abrogare l’imu.  Saccomanni dice che l’esecutivo  terrà in considerazione le indicazioni del Fondo, ma che la decisione spetta alla politica, mentre Brunetta è più tranchant e invita Lagarde a non allargarsi troppo. Per Tg 4 la vicenda dell’imu sarebbe in pratica archiviata positivamente, mentre Tg 5 riporta i dubbi e le difficoltà espressi da Letta in merito alle coperture. I contrasti in politica appaiono, sì, ma in quantità fisiologiche. Albergano soprattutto nel Pd che ha riunito molti suoi big per pensare al congresso; come annunciato, Renzi non si è presentato mentre “ha mandato a dire” la sua attraverso un’intervista su Tg 5, ripresa dagli altri. Battibecco a distanza con D’Alema che lo accusa di vittimismo. Ancora una volta e quasi “a sua insaputa” sulla cresta dell’onda, il Pd rischia anche in questa stagione di seminare male e di mandare in malora il raccolto.

Altro contrasto di giornata, che però non genera  curve di facinorosi, è quello tra Boldrini e Marchionne.  La Presidente della Camera ha cortesemente rifiutato l’invito dell’Ad Fiat  a visitare gli impianti della Val di Sangro, rispondendo in realtà alle frecciatine inviate da Torino-Detroit  con la lettera delle scorsa settimana successiva al suo incontro con la Fiom. Dopo la “botta” della sentenza della Consulta di ieri che “reintegrerà” Landini negli impianti del Gruppo, Marchionne incassa un altro schiaffo che i Tg, come nella migliore tradizione, tendono ad ignorare: niente su Mediaset, solo da studio per Tg 1, mentre Tg 3 titola e Tg La 7 e Tg 2 coprono con un buon servizio.

Fila tutto liscio anche per il Restitution day dei grillini che hanno sventolato davanti a Montecitorio gigantografie dell’assegno da un milione e mezzo di euro “dati indietro” allo Stato per l’autoriduzione dello stipendio e le diarie non spese nei primi due mesi della legislatura: titoli e ampi servizi per Tg la 7, Tg 1 e Tg 3, che inquadrano anche un Grillo che si “schiarisce la voce” sul suo blog in vista dell’incontro di mercoledì con Napolitano.

L’Egitto non è più apertura ma, a ventiquattro ore dal “golpe morbido” , rimane alto nell’attenzione dei Tg. Anche Mediaset ricorre al corrispondente e ai commentatori tra cui spicca un Cristiano  Magdi Allam in brodo di giuggiole per la punizione dei “cattivi” fratelli mussulmani. Su Tg La 7 a commentare viene chiamato Giovanni Sartori che, però, in altre occasioni abbiamo trovato più lucido e interessante. Dopo alcuni giorni di disattenzione, stasera sia su Tg 3 che su Tg 1 troviamo buoni servizi sugli innumerevoli stupri che hanno sporcato a Piazza Tahrir nei giorni e nelle notti delle contestazioni a Morsi.

La cronaca del diciannovenne ischitano suicida per aver perso al gioco anima titoli e servizi un po’ per tutti. Ottimi quelli del Tg 2 che non solo “dà i numeri” del pozzo senza fondo del gioco d’azzardo in cui precipita un numero sempre maggiore di italiani, ma si chiede anche  perché lo Stato funga da banco e da padrone del Casinò che oramai opera diffusamente  anche in rete. Interviene non un Signor Nessuno, bensì il Vice Ministro degli Interni Bubbico che, se possibile, rincara la dose delle critiche e dice che lo Stato deve fare autocritica e comportarsi di conseguenza. Credere alla sua buona fede  è corretto, sperare che accada qualcosa appare invece illusorio.

Lorenzo Coletta

 

Dati Auditel dei Tg di mercoledì 3 luglio 2013

Tg1 – ore 13:30 3.591.000, 21,20% ore 20:00 4.512.000, 23,57%.
Tg2 – ore 13:00 2.626.000, 16,47% ore 20:30 2.150.000, 9,90%.
Tg3 – ore 14:30 1.818.000, 12,28% ore 19:00 1.684.000, 13,18%.
Tg5 – ore 13:00 3.056.000, 19,07% ore 20:00 3.312.000, 17,32%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.637.000, 20,82% ore 18:30 829.000, 8,48%.
Tg4 – ore 14.00 512.000, 3,17% ore 18:55 644.000, 5,08%.
Tg La7 – ore 13:30 618.000, 3,65% ore 20:00 1.489.000, 7,75%.

Fonte: http://www.tvblog.it

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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