“Né liquidare né conservare”. Al convegno di Articolo21 e Fondazione di Vittorio confronto a più voci sul futuro della Rai

cnel RAI art21bis

2 luglio 2013. – “Quello che occorre da subito, è  una rete allargata di consultazione per costruire la Rai del futuro”. Noi ci poniamo una questione di metodo e inclusione sociale. Perché, mi chiedo, il coraggio e’ sempre nelle svendite e mai nel liberare l’azienda dalle interferenze della politica?” La richiesta della ‘Nuova carta d’identita” e’ dunque di un ”metodo nuovo, partecipato e trasparente” e allo stesso tempo di ”un’ampia consultazione sul rinnovo della Convenzione che coinvolga scuola, associazioni culturali, dipendenti Rai e forze intellettuali”. Così Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21 nell’introduzione del convegno organizzato ieri al Cnel da Articolo21 e dalla Fondazione Di Vittorio presieduta da Fulvio Fammoni che sottolinea: “Non è troppo presto per parlarne anzi è già tardi rispetto al nuovo contratto di servizio, per quello che propone, per quello che manca e per quanto non tiene in conto della rivoluzione in atto”. “Un obiettivo importante oggi è già stato raggiunto. Con questa iniziativa ci proponevamo di avviare una discussione pubblica e trasparente sul futuro del servizio pubblico radiotelevisivo. Ebbene abbiamo avuto tre importanti risposte a livello istituzionale”. ”Questa mattina – spiega Fammoni – e’ stato ribadito il no alla privatizzazione della Rai; e’ stato escluso nettamente che il governo possa intervenire con alcun decreto sull’azienda; per le modalità e le regole  della prossima nuova concessione e’ stata assicurata la volontà della più ampia consultazione pubblica, sul modello della BBC inglese. E’ una premessa indispensabile e pensiamo dunque che questa di oggi sia la prima tappa di un dibattito che proseguirà e al quale contribuiremo concretamente per un migliore futuro del servizio pubblico, sulla base di un principio di democrazia indispensabile per una informazione più libera”.

“Il convegno di questa mattina – sottolinea Giulietti – é solo l’inizio di un viaggio politico e culturale che ha l’ambizione di “Fare come in Europa” anche nel settore della informazione, levando l’Italia dalla poco onorevole posizione che oggi occupa nelle graduatorie internazionali. Questo significa risolvere i conflitti di interesse, adeguare le normative anti trust, liberare le Autorità di garanzia e la Rai dalle interferenze dei governi e delle forze politiche, a prescindere dalle maggioranze di turno.

Questo sforzo richiede il piú ampio coinvolgimento di forze politiche, sociali, sindacali, civili a partire dal rinnovo del contratti di servizio e della concessione che regola i rapporti tra lo Stato e la Rai. Questi passaggi, così come accade in altri paesi, a partire dalla Gran Bretagna, debbono avvenire nel massimo della trasparenza e del coinvolgimento del cittadino che ancora paga un canone. L’annuncio dato oggi dal vice ministro Catricalá e dal direttore generale Luigi Gubitosi, di voler aprire, ciascuno per la sua parte, un percorso di verifica trasparente e pubblico , rappresenta un impegno democratico di assoluta rilevanza, al quale non faremo mancare l’apporto di tutte le associazioni del settore. Nelle prossime settimane proseguiremo nella consultazione, a Roma e nelle diverse regioni, coinvolgendo i gruppi parlamentari, le forze politiche e sindacali, le associazioni dei consumatori, e i rappresentanti di tutti quei “mondi Invisibili” che rischiano di essere esclusi dalla rappresentazione mediatica, anche della Rai.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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