La politica “vince” solo nei Tg – I Tg di martedì 2 luglio

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 Ieri abbiamo segnalato che i Tg sono “andati forte”, forse perché    la politica  risultava piacevolmente compressa. Questa sera è accaduto il contrario. Pur essendo tutt’altro che malati di antipolitica, ci chiediamo  perché  sulla pitonessa Santanchè, sul  renziano tiro a piccione e sulla quotidiana provocazione di Grillo siano comparsi titoli “alti” su tutti e addirittura in apertura per quelli Rai.  Non si tratta, infatti, di scelte di governo o iniziative parlamentari che incidono sulla vita dei cittadini ma, al contrario , nel primo caso di polemiche e  di una sorta di lite condominiale ambientata alla Camera sulla sostituzione di un vicepresidente, nel secondo del consueto “facciamoci del male” del centrosinistra diviso sulle regole e sulle piattaforme  del congresso, nel terzo dell’ulteriore sparata di Grillo che invoca lo scioglimento del Parlamento. Tutte questioni che non fanno dormire gli italiani. Questa sorta di infotainment  in salsa politica non incontra, a differenza di ciò che avviene per la gravidanza di Kate (Tg 4), neanche i gusti della casalinga di Voghera ed, anzi,  contribuisce ad appaiare l’informazione alla politica nello scarso gradimento generale. Ma  i direttori pensano, così, di avere la coscienza a posto: qualcuno fa gli straordinari regalandoci un paio di minuti di D’Alema vs Renzi  (Tg 1). Anche i politici sono contenti , perché  “comparendo” credono di “vincere”.

Saccomanni e Zanonato  (ripresi da tutti) pur essendo ministri dello stesso governo leggono il futuro immediato con lenti diverse: un maniera elegante per dire che il primo la vede quasi rosa, il secondo abbastanza nera. Il più credibile appare Squinzi,  che ministro non è ma di economia se ne intende: se le cose miglioreranno a fine anno non sarà certo merito delle scelte o delle mancate scelte fatte in Italia.

Enrico Mentana anche stasera predilige  per l’apertura la miscela esplosiva egiziana, mentre il Datagate rischia di comportarsi come un soufflé, anche se campeggia ancora in tutte le titolazioni. Berlusconi oggi si è preso una giornata di digiuno mediatico, ma Studio Aperto e Tg 4 non possono fare a meno di mandare in onda un segno di vicinanza con un servizio che ricostruisce pro domo sua la storia del Lodo Mondadori.

Non è che manchino servizi interessanti e proposte stimolanti.  Tg 5 illustra il grande successo di una mostra in Inghilterra su Pompei ed Ercolano, mentre gli scavi da noi  sono invece chiusi. Tg 3 ci parla delle donne stuprate per decenni dal Colonnello Gheddafi e più recentemente dalle milizie libiche contrapposte  durante la guerra civile. Tg 2 fornisce dati non conosciuti sui femminicidi: alla “quota 40” già raggiunta nel 2013, si aggiungono quelli delle statistiche che dicono  che quasi la metà degli omicidi di donne avvengono nei primi novanta giorni dalla decisione di abbandonare mariti e/o compagni.

Tg 5, Studio Aperto e Tg 1 riprendono un articolo di apertura del New York Times che si diffonde sulla abitudine degli italiani a “parlare con i gesti”: buona la breve analisi del Tg 1, mentre gli altri sembrano quasi adontati e protestano per “lesa dignità nazionale”.

Alberto Baldazzi

Dati Auditel dei Tg di lunedì 1 luglio 2013

Tg1 – ore 13:30 3.599.000, 20,55% ore 20:00 4.626.000, 23,49%.
Tg2 – ore 13:00 2.744.000, 16,75% ore 20:30 2.201.000, 9,82%.
Tg3 – ore 14:30 1.890.000, 12,75% ore 19:00 1.458.000, 11,32%.
Tg5 – ore 13:00 3.045.000, 18,49% ore 20:00 3.239.000, 16,35%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.614.000, 20,98% ore 18:30 778.000, 7,98%.
Tg4 – ore 14.00 583.000, 3,60% ore 18:55 854.000, 6,61%.
Tg La7 – ore 13:30 741.000, 4,24% ore 20:00 1.502.000, 7,50%.

Fonte: http://www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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