Un Codice contro il deficit etico del giornalismo online

Redazione LSDI | 27 giugno 2013

Giornalisti-digitali

Il giornalismo online ha dei problemi etici specifici, spesso diversi da quello tradizionale, ma vive in un contesto di partenza ‘’ pervaso da un evidente deficit etico’’, che bisogna affrontare e colmare, anche attraverso una ‘’Carta’’  per i giornalisti digitali.

 

E’ l’ indicazione di una tesi con cui Cinzia Colosimo, una giovane giornalista torinese/pisana, si è laureata in Filosofia all’ Università di Pisa (relatore il prof. Adriano Fabris) e che Lsdi pubblica.

La ricerca – ‘’Problemi etici del giornalismo online’’ –  sfocia infatti in una ‘’proposta di codice deontologico per gli operatori dell’informazione online’’, che parte dal rimescolamento di ruoli fra giornalisti e cittadini determinato dallo sviluppo delle piattaforme digitali e delinea una cultura estremamente avanzata del giornalismo nell’ era di Internet.

 Il punto chiave della bozza di Codice è il rifiuto del ‘’reato’’ di esercizio abusivo della professione. ‘’In barba alla legge – osserva Cinzia Colosimo – abbiamo deciso di estendere, almeno in via deontologica, i doveri tipici della professione giornalistica anche a chi svolge attività giornalistica non professionale in rete, considerandoli giornalisti a tutti gli effetti’’.

‘’Questo – spiega l’ autrice -, in primo luogo, per affermare il principio di responsabilità, nella misura in cui i giornalisti non riconosciuti scelgono di svolgere un’attivita legata all’informazione, vestendo in tal modo “i panni” degli operatori riconosciuti’’.

L’ elemento portante della Carta, e quindi della cultura che la dovrebbe supportare, è comunque ‘’affermare una corretta prassi giornalistica,indipendentemente da chi la svolga, tale da onorare il diritto dei cittadini ad un’informazione corretta e accessibile sul web e riconoscere contestualmente la dignità e il ruolo della professione giornalistica’’.

Il principio di base è che l’ attività giornalistica – al di là degli aspetti professionali – deve essere accessibile a tutti e che ‘’chi decide di svolgere – occasionalmente o meno – attività giornalistica online, pur da premesse non professionali, accetta di aderire, nell’esercizio di questa attività, ai doveri e alle responsabilità dei giornalisti professionisti. All’ampia libertà offerta dalla rete deve infatti corrispondere un’alta responsabilità nell’uso che se ne fa’’.

Altri principi:

– L’accettazione acritica dell’attuale modello industriale di informazione online – grandi interessi nelle mani di pochi, saccheggio dei prodotti di intelligenza collettiva – (…) è un modello che genera e favorisce le diseguaglianze, e quindi in contrasto con i valori democratici.

 – I parametri e la ricerca di mercato sono strumenti importanti, ma quando diventano gli unici o i più rilevanti rappresentano un conflitto fra interessi privati e il bene pubblico dell’informazione. Il giornalista online pertanto, adotta un bilanciamento fra contenuti che possono aumentare la visibilità del sito, e quindi guadagno, e contenuti che potremmo definire gli “obblighi di servizio” dell’informazione, in ogni caso dando la priorità a questi ultimi, anche quando sono meno “notiziabili”.

 – I giornalisti online fanno propria la ‘’Carta di Firenze’’ (non a caso la tesi è dedicata anche a ‘’tutti i precari dell’ informazione’’, ndr), e ‘’sono tenuti a non accettare corrispettivi inadeguati o indecorosi per il lavoro giornalistico prestato’’

 – Il principio di solidarietà e esteso sul web anche a chi svolge attività giornalistica senza essere iscritto all’Ordine. I giornalisti professionisti vigileranno quindi, affinché non venga esercitato uno sfruttamento commerciale a fronte di compensi incongrui o nulli verso chi offre contenuti non professionali, ma che si possono estensivamente considerare giornalismo, la cui pubblicazione rappresenta una verificabile e quantificabile fonte di guadagno per gli editori.

Ancora:

– La tecnologia e uno strumento, non la soluzione. Il web come fonte e sbocco di notizie non puo in alcun modo essere sostitutivo della realta non virtuale, laddove questa distinzione è inequivocabile. In altre parole, il giornalista digitale non si limita ad esercitare la sua professione in internet, ma difende e conserva quelle attivita tipiche della sua professione che si svolgono necessariamente offline.

  – Il giornalista non promuove o favorisce l’utilizzo di user generated content per finalità non coerenti con i doveri della sua professione, ovvero cessione a terzi di dati personali per scopi commerciali, politici, ecc.

 – La credibilita è un’aspirazione, un obbiettivo che si configura come etico se legata ad un dovere civico di servizio pubblico, di innalzamento della qualita dell’ informazione, del miglioramento di una comunicazione finalizzata a informare e quindi arricchire la conoscenza collettiva.

E, infine:

– Le possibilita di relazione e interazione offerte dalla rete devono essere declinate a favore di un processo comunicativo continuo, all’ interno del quale la credibilità diventa un valore direttamente collegabile alla relazione fra un sapere restituito attraverso l’ informazione e l’ adesione di questo sapere alla prospettiva ultima dell’interesse pubblico.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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