A.A.A. Affittasi Ponte Vecchio

di Sabrina Ancarola, 30 giugno 2013*

big_firenzepontevecchioIl centro storico di Firenze è uno dei siti del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, la Convenzione  internazionale sul Patrimonio dell’Umanità è nata per identificare, proteggere e conservare i luoghi e i monumenti identificati come patrimonio mondiale culturale e naturale considerati di importanza per tutta l’umanità. Nel 2011 la giunta comunale aveva approvato una norma per vietare la pubblicità nell’area Unesco, ma niente è stato fatto per impedire a Firenze di trasformarsi in una città uguale a molte altre nel mondo. Negozi storici sono stati venduti a grandi marchi internazionali, il cinema Gambrinus è diventato uno dei tanti Hard Rock Cafè, dall’altro lato della strada, al  posto del negozio di musica della Ricordi, adesso c’è uno store della Nespresso, poco passi più avanti si trova l’ex libreria Edison, adesso rilevata dal Gruppo Feltrinelli, che ha corso il rischio di diventare un Apple Store. La tipicità di un luogo non si misura solo con i monumenti storici, i negozi in franchising stanno rubando l’identità a molte città, ma cosa succede se oltre questo si cominciano ad affittare monumenti o intere zone a chi se le può permettere impedendone così l’accesso ai residenti e ai turisti?E’ successo ieri a Firenze, il Ponte Vecchio è stato affittato dal comune ad un club di ferraristi, per una cena esclusiva, per il prezzo di 100.000 euro come pagamento per il suolo pubblico, più 20.000  da destinare al  restauro di un monumento che si trova nel Chiostro di Santa Maria Novella. Questo episodio ha scatenato le proteste da parte di molti cittadini e visitatori che si trovavano in zona e il malcontento si è diffuso anche sui social network.Il consigliere comunale Tommaso Grassi ha dichiarato: “Mi sembra gravissimo che sia accaduta una cosa di questo genere a Firenze, questo significa utilizzare e disporre della Città per far favori e piaceri ad amici, conoscenti e ingraziarsi nuovi sostenitori politici con l’unica finalità della scalata politica nazionale. Caro Sindaco Renzi, se lunedì verrai in Consiglio ci dovrai spiegare perché vietare il transito pedonale (avevano paura che i turisti e i fiorentini non fossero vestiti abbastanza bene e potessero turbare la cena?), e quale fosse l’interesse pubblico per i fiorentini e per la Città per permettere di chiudere Ponte Vecchio per una cena privata?” E’ deprimente l’idea che con i soldi si possa comprare tutto, purtroppo è questo il messaggio che se ne trae dall’affitto del Ponte Vecchio, mi chiedo se sia possibile impedire che fatti del genere si possano ripetere.Firenze ha un’ampia zona chiusa al traffico con locali e negozi divenuti ormai troppo cari per gli stessi residenti, è una città costosa, non adatta ai turisti meno abbienti, la mia impressione è che questa città stia diventando una specie di Disneyland per facoltosi clienti. Le iniziative culturali scarseggiano, ma gli eventi “esclusivi” come quello di ieri non mancano e temo che ce ne saranno anche in futuro. Una città che sfrutta da secoli la storia del suo Rinascimento senza sapersi culturalmente rinnovare non è una città viva, specie se non permette ai suoi stessi cittadini di viverla dignitosamente.*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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