Anche il TG1 assoldato nella guerra contro la magistratura

di Nicola D’Angelo, 30 giugno 2013

berlusconitribunalemilanor400Ieri sera sul TG 1, quindi ormai a reti unificate, sproloquio di Silvio Berlusconi contro la magistratura. Ovviamente senza contraddittorio e in spregio alle regole che dovrebbero disciplinare l’informazione televisiva sui processi. Ovviamente senza che nessuno intervenga, pur potendolo e dovendolo fare, in primis l’Agcom. Ovviamente, infine, senza che se ne preoccupino i responsabili della RAI.Stavolta però il caso è se possibile più grave. Intanto il misfatto accade sul Servizio Pubblico, e non sulle reti del medesimo imputato. Quindi su una rete televisiva regolata, almeno in astratto, da precise norme sull’obiettività dell’informazione e pagata dalle tasche degli italiani. Poi per la prima volta si mette in mezzo, oltre al solito Tribunale di Milano, la Corte di Cassazione, che nella sostanza viene invitata a pensarci bene prima di pronunciarsi sul lodo Mondadori. Infine, si usa il “mezzo pubblico” per attaccare un diretto competitore di mercato. Il tutto in una intervista  (uso un eufemismo) senza uno straccio di contraddittorio.Dopo essere stato ricevuto dal Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica, con ciò almeno implicitamente avvalorando la sua tesi sulla persecuzione, ora spazio nel principale telegiornale italiano per irridere una sentenza di un tribunale della Repubblica, in un crescendo che sa molto di orchestrato. Commenti indignati? Pochissimi e dei soliti irriducibili “fessi” che pensano ancora che esista la legge o peggio che possa esistere una libera informazione. Invece, poche ore prima un esponente del Governo aveva detto ”non é corretto dire su internet ciò che si vuole. Bisogna applicare le stesse regole della TV”. Ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate. Le stesse regole della televisione? Ma allora vogliamo anche noi, affezionati della rete, l’anarchia!

Processo in tv? Farsa Italia

di Giuseppe Giulietti
farsa-italia-logoIn queste ore sulle principali reti tv sta andando in onda una vera e propria orgia del conflitto di interessi. Tutte le regole e i codici relativi al processo in tv sono ormai saltate.  Berlusconi, condannato ed ancora imputato in diversi procedimenti, ha potuto “giudicare” i suoi giudici, interferire nei procedimenti prossimi venturi, avanzare le sue richieste sul caso Mondadori, e persino insolentire la parte lesa, in questo caso l’ingegner De Benedetti.

Il governo che “vuole nuove regole per la rete” ha nulla da dire sul mancato rispetto persino di quelle vecchie? Le Autorità di garanzia intendono abrogare il codice sui processi in tv? Dove, come e quando sarà concesso il diritto di replica alle altre parti coinvolte in queste vicende processuali? La facoltà concessa a Berlusconi varrà anche per tutti gli altri cittadini inquisiti o condannati per lo stesso tipo di reati?
A quale sportello Rai potranno rivolgersi per chiedere l’accesso ai principali Tg della sera? Il cavaliere ha annunciato che rifonderà Forza Italia e che, purtroppo, sarà costretto a guidarla Lui.
Per ora, invece, purtroppo, continua ad andare in onda ” Farsa Italia”, una trasmissione che non fa più neppure ridere. Forse sarebbe il caso di cambiare il palinsesto!

da “Il Fatto Quotidiano”, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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