Work in progress? – I Tg di venerdì 28 giugno

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 L’impressione che il governo stia veramente lavorando sul tema del lavoro che non c’è affiora dai recenti provvedimenti sui giovani, dall’esito del vertice europeo conclusosi in nottata, dalla conferenza stampa di Letta che nel pomeriggio ha ribadito più volte il successo della trasferta a Bruxelles: un miliardo e mezzo in più per le politiche nazionali sul lavoro giovanile tra 2014 e 2015 (aperture  “bloccate” per tutti i Tg, con l’eccezione di Studio Aperto che scegli la cronaca nera). Cifre di media entità, solo qualche goccia nel mare della disoccupazione, ma pur sempre un fatto concreto. Tg La 7 con Mentana dice che i risultati hanno superato le aspettative, anche se i numeri forniti ieri dalla Confindustria fanno rabbrividire. Su Tg 1 il Pd con il capogruppo Speranza esprime il suo plauso, amplificato da Epifani, che intervistato dal Tg 2 conferma, tra l’altro, il congresso del partito entro fine anno; dal Pdl non giungono  segnali particolari.  Berlusconi, intervistato da Tg 1, recita la litania mandata a memoria: appoggio al governo; le punzecchiature dei falchi sono eleganti stimoli per Letta; la giustizia va riformata per evitare sentenze ingiuste come quella al processo Ruby  o sul Lodo Mondadori che, guarda caso, lo riguardano. La novità? Rinascerà Forza Italia, e il Cav “teme” di dover essere ancora Lui a guidarla. L’intervistatrice avrebbe potuto fare qualcosa di più, oltre a porgere rispettosamente il microfono.

Tg 3, sempre a proposito di lavoro, illumina le brutte novità di giornata: la messa in libertà di più di cinquecento addetti della Indesit e la crisi della multinazionale olandese Tnt, con altre maestranze che rischiano un posto ritenuto nei decenni fisso e tranquillo. Compare inoltre la Fiom con Landini, che prepara lo sciopero generale del comparto Fiat e chiede al governo di varare un vera politica industriale.

Che Lele Mora, con le dichiarazioni odierne al Ruby bis, non abbia mandato in brodo di giuggiole lo staff legale del Cavaliere è dimostrato dal fatto che le testate Mediaset non riprendono affatto le dichiarazioni spontanee con cui l’ex agente dei vip tenta di “sfilarsi”, chiedendo scusa e facendo ammenda dei suoi comportamenti, dal set delle cene eleganti. All’uscita dalla aula sembra cambiare posizione ed auto-smentirsi (titoli e servizi per i Tg Rai e La 7).

Beppe Grillo continua a perdere pezzi (titolo per Tg1, Tg3, TG La 7) e a perdere di credibilità, con l’ultima fuoriuscita, la senatrice Anitori, che parla del “sistema feudale” che regola la vita interna del Movimento.

Lo  scoop di mezza settimana presentato da Tg La 7 sulla prostituzione maschile in Vaticano si tramuta nell’arresto della gola profonda che risulterebbe essere un calunniatore ; Mentana, con un minimo di circospezione, “spiega” come mai anche il suo Tg gli aveva dato credito. Titoli per tutti per gli altri arresti che lambiscono il Vaticano, con Monsignor Scarano ed i suoi complici che avrebbero operato illegalmente su operazioni finanziarie che nulla hanno a che fare con l’abito talare. Lo Ior  – che proprio in settimana Francesco ha deciso di “riformare” – ha assicurato la sua collaborazione agli inquirenti.

Demenziali titolo, servizio e intervista di Studio Aperto che fa dire a Lapo Elkan che per avere successo non conta il cognome ed il conto in banca, ma basta “crederci”. Noi ci crediamo poco, quantomeno perché è proprio lui ad affermarlo.

Alberto Baldazzi

 

Dati Auditel dei Tg di giovedì 27 giugno 2013

Tg1 – ore 13:30 3637.000, 21,08% ore 20:00 4993.000, 23,61%.
Tg2
 – ore 13:00 2570.000, 16,15% ore 20:30 2019.000, 8,09%.
Tg3
 – ore 14:30 1891.000, 12,31% ore 19:00 1834.000, 12,74%.
Tg5
 – ore 13:00 3148.000, 19,65% ore 20:00 3566.000, 16,75%.
Studio Aperto
 – ore 12:25 2263.000, 18,09% ore 18:30 1107.000, 9,97%.
Tg4
 – ore 14:00 609.000, 3,68% ore 18:55 815.000, 5,69%.
Tg La7
 – ore 13:30 660.000, 3,82% ore 20:00 1.447.000, 6,72%.

Fonte: http://www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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