Sub disabile tenta record mondiale assoluto di immersione

sub disabili Paolo De VizziCi riprova Paolo De Vizzi, tetraplegico, ma questa volta alza il tiro. starà per 36 ore consecutive in immersione nelle acque del litorale ionico a 9 metri di profondità. Il record attuale per un essere umano è di 32 ore

LECCE, 28 giugno 2013 – Ci riprova Paolo De Vizzi, disabile motorio della provincia di Taranto, tetraplegico a causa di un incidente stradale, ma questa volta alza il tiro: non solo e non più il record mondiale di immersione per una persona disabile di cui da due anni è detentore, 20 ore di immersione nelle acque marine, ma il record assoluto di immersione in acqua, 36 ore di fila nel mare di Santa Caterina, sul litorale ionico a 9 metri di profondità. L’appuntamento è per stasera alle ore 23 ma la preparazione comincerà già dal pomeriggio di oggi, venerdì 28 giugno, con la messa a punto dell’attrezzatura e con il briefing con tutti gli assistenti sub e con i medici iperbarici. Il programma prevede un cambio di assistenza del sub ogni 90 minuti, ma anche una sorta di assistenza psicologica grazie ad amici e gente comune che seguiranno da vicino l’impresa di  Paolo che intende restare in acqua sino alle ore 12 di domenica 30 giugno, per stracciare il precedente record di 32 ore.

“Faccio questa esperienza prima di tutto per me stesso – ha spiegato Paolo De Vizzi – voglio dimostrare a tutte le persone che hanno avuto la mia stessa sventura di non abbattersi e di cercare di avere anche una vita migliore. Un appello che rivolgo anche ai normodotati che a volte per una stupidaggine stanno male e si deprimono. Nonostante i miei problemi, io ho sempre lottato e ho ottenuto sempre quello che desideravo”.

Ma, oltre alle necessarie competenze e alla indiscussa forza d’animo, è necessario anche impiegare tutto questo tempo, oltre 32 ore appunto, sott’acqua. “Avrò a disposizione due scooter subacquei per scorrazzare sui fondali di Santa Caterina – spiega Paolo – mangerò della frutta ogni 90-100 minuti, devo idratare il corpo ogni 20 minuti con dei liquidi contenenti sali minerali, saluterò tutte le persone che mi verranno a trovare che sono tantissime, dalla Spagna, alla Svizzera, al nord Italia. Lo sport – conclude De Vizzi – ti fa vivere di più la vita e in un modo molto più sereno ”.

Il tentativo del sub di Manduria godrà del supporto anche dal 185esimo Rrao, un’unità delle Forze per operazioni speciali dell’Esercito, che è alle dipendenze della Brigata paracadutisti Folgore. A bordo del loro battello Hurricane, il tarantino De Vizzi sarà trasportato nel punto di immersione e poi recuperato domenica mezzogiorno. (spa)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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