Si apre il processo Schettino: limitata informazione?

Schettino ConcordiaGuido Columba, presidente dell’Unione cronisti della FNSI mi scrive:

All’alba di venerdì 13 gennaio 2012 gli schermi Tv e Internet di tutto il mondo si sono riempiti delle immagini della Costa Crociera reclinata sul fianco destro sul basso fondale della Punta Gabbianera e semi sommersa a pochi metri dal porto dell’isola del Giglio. Alle 21,42 precedenti l’enorme nave da crociera condotta dal comandante Giovanni Schettino, che trasportava 4.229 persone, aveva impattato in velocità con gli scogli delle Scole davanti al litorale dell’isola,

Il giorno dopo notizie e immagini del  naufragio sono comparsi su tutti i mezzi di informazione internazionali: l’eco è stata enorme, per le dimensioni della nave, il numero degli imbarcati, l’apparente assurdità dell’incidente, sembrerebbe dovuto alla abitudine di salutare gli abitanti dei litorali con la “inchinata”, cioè l’inclinazione della nave, il clamoroso battibecco ‘in diretta’ tra il Capitano di Fregata Gregorio de Falco della capitaneria  di Livorno e Schettino accusato di aver abbandonato la n ave ancora piena di crocieristi.

Martedì 9 luglio inizierà a Grosseto il processo a carico del comandante Schettino, ma c’è il motivato timore che giornalisti di carta stampata, televisioni, radio, internet non possano informare i cittadini in modo adeguato del suo andamento. Il Tribunale infatti ha deciso misure restrittive che impediranno ai cronisti di lavorare in  più di uno per ogni testata, e solo per quotidiani e tv, d escludendo del tutto i freeland, ci saranno limitazioni all’uso degli strumenti tecnologici e difficoltà tecniche.

Una vicenda che tanto clamore ha avuto in Italia e nel mondo non può essere strozzata da una visione minimalista o burocratica: occorre che i giornalisti possano riferire ai cittadini in modo corretto, compiuto e tempestivo quanto accadrà in aula. L’Unci chiede quindi al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri di assicurare che l’informazione degli italiani sia ampia e puntuale.

L’indagine sul disastro, che ha provocato 32 morti e 193 tra feriti e contusi, condotta dalla Procura di Grosseto, si è chiusa il 21 dicembre scorso con 12 indagati. Martedì 9 luglio, alle 9,30, nel Teatro Moderno di Grosseto si aprirà il processo presieduto dal giudice Giovanni Puliatti. Si prevede che l’unico imputato sia Francesco Schettino. Gli altri accusati, infatti, hanno chiesto il patteggiamento e la Procura si è dichiarata favorevole. Il comandante della Costa Concordia è accusato di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo per colpa consistita in imprudenza, negligenza e imperizia e in violazione di leggi, regolamenti, ordini e disciplina avvicinandosi eccessivamente e immotivatamente alla costa del Giglio per non aver dato il segnale radio di emergenza e per il tardivo ordine di evacuazione  della nave

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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