Il Cav ricomincia da tre – I Tg di lunedì 24 giugno

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 Nella “guerra dei vent’anni” con la giustizia ( così come l’hanno definita i suoi house organs) Berlusconi incassa la terza condanna in pochi mesi. Dopo lunghi anni di prescrizioni, assoluzioni e “il fatto non è più reato”, alla condanna in primo grado per la vicenda Unipol ad un anno e ai quattro confermati in secondo grado al processo diritti Mediaset si aggiungono i sette e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici al primo grado del processo cosiddetto Ruby.

Concussione per costrizione e prostituzione minorile: se qualcuno riteneva che le richieste dei Pm fossero eccessive, e al contempo ingiustificate, i tre giudici donna della quarta sezione penale del Tribunale di Milano hanno calcato la mano modificando il “tipo” di concussione e comminando un anno in più di quanto Ilda Boccassini aveva chiesto. La prossima settimana la giustizia amministrativa metterà la parola fine con la Cassazione che si pronuncerà sul Lodo Mondadori (i circa 500 milioni versati a De Benedetti che rischiano di non rientrare), mentre a Napoli si deciderà se il Cavaliere debba o meno essere rinviato a giudizio per l’”acquisto” di parlamentari, tra i quali il reo confesso De Gregorio. In autunno, infine, la sentenza della Cassazione potrebbe rendere definitiva la condanna per il processo Mediaset, così come rovesciarla. Questo lungo elenco “fotografa” l’attuale situazione non di un delinquente comune, ma del capo del centrodestra italiano. Sarà per questo che i siti di tutto il mondo intorno alle 17,30 hanno aperto sulla notizia della terza condanna.

Sui Tg italiani le aperture sono tutte per Lui, e nel caso di quelli Mediaset, per le reazioni dei leader del suo partito che spalleggiano il suo ufficio legale nel dichiarare “fuori dal mondo” la sentenza. Gli altri si sono mostrati molto british sentendo soprattutto i fedelissimi del Cav. A parte il direttore dell’Unità su Tg 1 e Travaglio su Tg La 7, è tutto un fiorire di proteste e indignazione: Santanchè addirittura in diretta su Tg3, Tg1, Tg 5; Ferrara (che ha organizzato per domani a Roma una manifestazione anti-giudici) su Tg 4 e Tg 5; Belpietro su Tg 1, Mario Sechi su Tg la 7 insieme a Marina Berlusconi che compare anche su Tg 1 e Tg 5, per non citare Cicchitto, presente su tutti, per il quale non ci sarebbe più la “pacificazione” (?), oltre ad Alfano e Brunetta.

Insomma, la magistratura brutta e cattiva l’avrebbe fatta grossa, e secondo Liguori (Tg 4) avrebbe giudicato e condannato uno stile di vita come solo i talebani potrebbero fare. E i tanti testimoni a discarico? Sempre secondo Liguori i giudici sono stati costretti a sospettare che abbiano mentito, altrimenti il teorema colpevolista non avrebbe retto. Di sicuro – ma questo lo dice solo Tg 3 – sono stati e continuano quasi tutti ad essere pagati dall’imputato, certamente solo per generosità.

La notizia delle dimissioni della Ministra Idem per le irregolarità sull’ici fa in tempo ad entrare nei titoli dei Tg delle 20, e ci  mostra uno scenario ben diverso da quello della claque di Berlusconi.

I risultati dei ballottaggi in Sicilia vedono la vittoria di Cinque Stelle a Ragusa, nel giorno in cui un altro parlamentare, Zaccagnini, abbandona il Movimento per mancanza di aria e di libertà.

Il giallo della “fuga per la libertà” di Snowden è alto per tutti. Buoni, infine, i servizi del Tg 2 sulla galassia immigrazione, tra leggi che non funzionano e sfruttamento anche di chi ha ottenuto faticosamente asilo politico.

Alberto Baldazzi

Dati Auditel dei Tg di domenica 23 giugno 2013

Tg1 – ore 13:30 4.325.000, 26,40% ore 20:00 3.695.000, 22,67%.
Tg2 – ore 13:00 2.755.000, 17,22% ore 20:30 2.258.000, 12,05%.
Tg3 – ore 14:30 2.008.000, 13,93% ore 19:00 1.590.000, 12,90%.
Tg5 – ore 13:00 3.093.000, 19,26% ore 20:00 2.854.000, 17,46%.
Studio Aperto – ore 12:25 1.944.000, 14,61% ore 18:30 998.000, 9,24%.
Tg4 – ore 14:00 639.000, 4,29% ore 18:55 699.000, 5,68%.
Tg La7 – ore 13:30 645.000, 3,96% ore 20:00 1.077.000, 6,61%.

Fonte: http://www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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