Caimano, sequenza finale. Il caffè di martedì 25

IlcaffediMineoda corradinomineo.it – Sette anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici, come la sentenza che Nanni Moretti aveva immaginato per il Caimano. E ora? Pressioni su Napolitano e Partito democratico, perché la prima delle grandi riforme sia quella della Giustizia. Bastone con i magistrati, impunità per i politici e per i potenti.  Altrimenti: manifestazioni di piazza per salvare l’onore di Silvio “vittima di una inaudita violenza”, uso spudorato dei media, destabilizzazione del Governo fin quando, a farlo cadere, ci penserà la crisi.

Perplessi i grandi giornali: “Condanna dura”, Corriere. “La più dura”, Repubblica. “Resisterò”, la Stampa. In armi, perplessi, i quotidiani della destra: “Giustizia in vacca”, Libero. “Macelleria”, il Giornale. Il Fatto punta il dito sul Pd: “La vergogna è governare insieme a lui”. E “l’elefantino” Ferrara che chiama tutti in piazza contro “l’ergastolo politico” gridando “siamo tutti puttane”.

In poche settimane l’uomo che ha governato l’Italia per più tempo dopo Mussolini, è stato condannato a un anno per l’uso delle intercettazioni Fassino – Consorte, a 4 in appello per la truffa Mediaset, a 7 per concussione e prostituzione minorile, per il Bunga Bunga. Ieri, non un giornale in un solo paese del mondo, dalla Cina al Brasile, dagli Stati Uniti alla Russia, non riportava la notizia in prima pagina. L’ex premier italiano sputtanato da una “marocchina”, come scrive la stampa araba. L’addio del Cavaliere a Palazzo Chigi, o al Quirinale, può dirsi definitivo. Tra poco gli pioverà sulla testa il rinvio a giudizio per corruzione di senatori (contro il governo Prodi), poi la condanna finale a risarcire De Benedetti per la truffa del lodo Mondadori, in autunno la conferma in Cassazione della sentenza Mediaset.

“Una violenza incredibile”? No, la conseguenza dei suoi errori. Il purgatorio per essersi fatto sfruttare da ruffiani senza scrupoli, ricattare da spregiudicate ragazze in tubino nero, rovinare da avvocati e politici che gli devono tutto. Non si può attaccare per anni l’intero sistema giudiziario, rendere evidente anche ai gonzi che si sta usando ogni potere economico, politico e mediatico, per paralizzare la giustizia, e poi meravigliarsi se la sentenza, se le sentenze sono più dure del previsto. Le tre donne giudici hanno deciso secondo giustizia. La prova logica dice che Berlusconi sapesse che Karima era minorenne, che le ragazze abbiano ritrattato durante il processo perché pagate dall’imputato o dai suoi sodali, dice che il premier abbia telefonato in Questura mentendo (“è la nipote di Mubarak”) per evitare lo scandalo, e il buon senso suggerisce che sia meglio negargli ogni futuro incarico pubblico.

Ora gli avvocati, artefici della rovina di Silvio, diranno che vale solo quel che è stato detto nel processo, che la compravendita dei testimoni e delle parti lese, ancorché credibile, non sia provata. Vergogna dunque, macelleria. Sì, vergogna! Per chi ha abusato di questo vecchio e indomito leader. Ruffiani, puttane, avvocati e politici per induzione.

Le conseguenze sul Governo non saranno immediate. Berlusconi non è pazzo e sa che farlo cadere ora vorrebbe dire mettere a nudo il proprio nervo più scoperto. Ma certo il tavolo che sorreggeva l’intesa Pd – PDL per le riforme Costituzionali, cioè lo scambio doppio turno – elezione diretta del Presidente, è ormai sbilenco. Nessuno dei profittatori di Silvio pensa di poter aspettare 18 mesi mentre il benefattore viene “macellato” in tribunale. Letta resiste, ma non sente più la terra sotto i piedi. Appena sale lo spread, o non si trovano i soldi per abolire l’IMU, basta un soffio e cadrà. Il Pd è incerto e risponde solo sul piano tattico. Letta lascia che i giornali gli attribuiscano la frase: Alfano sa che se cadesse il governo non si andrebbe a votare.

Travaglio e assimilati svergognano il Pd. Ieri notte a Omnibus, un signore dell’Espresso mi chiedeva di “difendere l’alleato”, cioè Berlusconi. La complessità li disturba, la constatazione che per venti anni, tutti, siamo stati subalterni a Berlusconi si riduce alla conta dei buoni (pochi) e dei traditori e impresentabili (gli altri). Un rumore che crescerà in rete. Pazienza. Per parte mia sono stato contro le larghe intese, ho segnalato il mio dissenso quando si è chiesto a Napolitano di accettare un secondo mandato, ho votato la fiducia, sia pure con un intervento assai critico, quando si è visto come il Pd avesse perso la testa (Marini, Prodi, i 101, tutti in ginocchio da re Giorgio). Oggi non proporrò di far cadere subito il governo Letta. E perché? Lo affossi il PDL. O almeno non prima che Beppe Grillo accetti di  “mescolarsi” per qualche tempo con il Pd, per approvare falso in bilancio, qualche provvedimento d’emergenza per l’economia, una nuova legge elettorale. E poi al voto. Non lo farà. Ha ragione Feltri: sogna uno scontro personalizzato, isterizzato, a forza di insulti e di non politica, tra lui e Berlusconi. Adriano Zaccagnini lo ha lasciato. Con coraggio e motivazioni, secondo me, inattaccabili.

Due cose ancora. Penso che la Idem sia migliore di come appaia sui giornali. Spero che possa dimostrare la sua onestà e la sua buona fede, trovo surreale che si sia dovuta dimettere il giorno in cui vocianti sguaiati sostengono che tre corte d’assise e una d’appello hanno complottato contro Berlusconi. Ma penso anche che il ministro avrebbe dovuto lasciare appena scoppiato lo scandalo. Sono le regole del gioco. Dovunque tranne che in Berlusconilandia.

La Sicilia. A Ragusa il Pd (credo in buona fede, ma gli errori in buona fede non sono meno gravi) aveva subito l’indicazione di Crocetta per un candidato sindaco che si definisce “amico” di Cuffaro e viene dalle fila del Pdl. Il Pdl lo ha appoggiato nel ballottaggio. Facendo trionfare il candidato a 5 Stelle, appoggiato dal resto della sinistra. Ben ci sta. A Messina, Francantonio Genovese aveva fatto un miracolo, si era inventato un candidato che ce l’aveva quasi fatta al primo turno. Se al ballottaggio avesse avuto contro un suo analogo del PDL, avrebbe vinto a mani basse. Ma i Messinesi hanno preferito un borghese che si era battuto contro il Ponte sullo stretto, appoggiato solo da una Lista Civica. Riflettiamo. Vale la pena mettere in lista tutto e il contrario di tutto? Non si potrebbe ascoltare un po’ di più quel che dice la gente?

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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