Rai, approvare poche riforme chiare

Carta di identità RAIVerso IL CONVEGNO DEL 2 LUGLIO AL CNEL (Art.21/Fondazione Di Vittorio)

di Vittorio Di Trapani*, 23 giugno 2013 –  E’  iniziata la partita del rinnovo della concessione di Servizio pubblico del 2016. E con tutta evidenza sono scesi in campo interessi politici, economici ed editoriali. E’ sotto questa luce che dobbiamo leggere i numerosi attacchi contro la Rai delle ultime settimane. Da più parti è stata avanzata l’ipotesi di un bando di gara per l’assegnazione della nuova concessione. Ma di quale bando di gara si favoleggia? Di quali obblighi di legge o europei?

Se si vuole davvero adeguare il sistema radiotelevisivo al contesto europeo è necessario approvare poche riforme chiare, che l’Usigrai ha messo in campo già da mesi con l’#AgendaRai. A partire dalla riforma della governance per sottrarre il controllo ai partiti e ai governi. Poi la legge sui conflitti di interesse, una rigorosa normativa antitrust, e provvedimenti per abbattere l’evasione del canone (che causa danni pari a 600 milioni di euro ogni anno).

Se si vuole dimostrare di non essere europeisti a giorni alterni, si traduca in norme il pronunciamento del Consiglio d’Europa del 16 febbraio 2012 sui Media di Servizio Pubblico.
Sono queste le proposte che avanzeremo alle istituzioni e al mondo della politica che parteciperanno all’iniziativa organizzata per il 2 luglio da Articolo21. Su un percorso serio di riforme, noi siamo pronti a collaborare.
Dunque, ben venga la consultazione pubblica annunciata dal vice ministro Antonio Catricalà per il Contratto di Servizio e, sul modello della Royal Charter della Bbc, per la concessione: sarà l’occasione per fare chiarezza sulle posizioni del governo e di tutti i partiti. E’ da anni che il sindacato dei giornalisti della Rai chiede che il Contratto di Servizio e, ancor di più, la Concessione, siano il frutto non di una discussione nel chiuso di poche stanza, ma di un dibattito aperto, che coinvolga le parti sociali, le associazioni, i movimenti, i cittadini.
Intanto riteniamo positivo che il vice ministro abbia detto con chiarezza che la Rai è un “asset strategico” e per questo il governo non ha in programma nessuna ipotesi di privatizzazione o di vendita.
Così come accogliamo con favore le parole del neopresidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, Roberto Fico, che sembra aver superato la linea sfascista e qualunquista adottata dal Movimento5Stelle in campagna elettorale.
Insomma, se si vuole riformare davvero, l’Usigrai è pronta alla sfida, con responsabilità. Ma anche con paletti chiari. Nessuna discussione può essere affrontata in maniera seria senza restituire alla Rai libertà, autonomia e indipendenza, senza dare alla Rai gli strumenti per rilanciarsi, per essere presente sul mercato crossmediale.

*segretario Usigrai, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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