Berlusconismo ed effetti collaterali

Longoni Ferdinandodi Ferdinando Longoni, 23 giugno 2013 – la senatrice del PD Josefa Idem mi era molto simpatica. Uso l’imperfetto non tanto per gli eventuali reati che potrebbe aver commesso e che spetta alle competenti autorità tributarie accertare, quanto per la inopportuna conferenza stampa che ha ritenuto di dover tenere. O meglio, per i suoi contenuti e per le espressioni usate dalla pluricampionessa.

In realtà, durante la conferenza i fatti non sono stati negati, ma indicati come “errori”, riparati dopo essere stati scoperti. Appunto. Dopo. E se non venivano scoperti?
Ma la cosa, a mio avviso, più grave è stata l’elencazione dei numerosi meriti sportivi addotti quasi come giustificazione. Perché? Non mi risulta che allori olimpici diano diritto a crediti d’imposta o a condoni per abusi edilizi. Allora a Mennea avremmo dovuto concedere di costruirsi un superattico all’ultimo piano del Colosseo!
Questo modo di esprimere una presunta superiorità rispetto alla legge mi ricorda tanto quella di un certo cavaliere che, a dispetto di “assoluzioni” per prescrizione e per derubricazione dei reati commessi e nonostante una grave condanna di 2° grado, evoca dieci milioni di baionette, pardon di elettori, per giustificare la sua eleggibilità, mentre, per me, avrebbe diritto a un monolocale a San Vittore.
Non credo proprio che sia il caso di Josefa Idem, però avrei preferito un comportamento più conforme allo standard di serietà che ci si dovrebbe attendere da iscritti al PD quando ricoprono cariche pubbliche: delle sane dimissioni. Per non mettere in difficoltà il Governo e il Senato di cui fa parte (art. 54), e il partito a cui è iscritta.
Come ciliegina sulla torta, la nostra ministra ha avuto la sfrontatezza di capovolgere l’ormai famosa frase “all’estero ci si dimette per molto meno”, affermando che “in Germania non ci si dimette per cose più gravi”. Dimenticando, forse, che un ministro tedesco si dimise per aver copiato parte di una tesi di laurea.
Dicono che siamo ossessionati da Berlusconi e dal berlusconismo, E come non si può non esserli quando causano questi diffusi effetti collaterali? Che colpiscono anche i “nostri”!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

0 pensieri riguardo “Berlusconismo ed effetti collaterali

  1. Inizio dalla fine. L’aver copiato una tesi di dottorato indica che tu ti vuoi attribuire meriti che non ti spettano. Al di là della eventuale rilevanza penale del fatto, il mentire sulle proprie capacità e caratteristiche è l’aspetto centrale della questione. Quindi, non ha niente a che fare con il caso di Josefa Idem. La quale, potrebbe aver già sanato i suoi errori e forse anche aver pagato di più, per quanto se ne sa. Noto in questo modo di argomentare e di scandalizzarsi un candore eccessivo. Chiunque abbia avuto a che fare con il sistema fiscale italiano sa perfettamente che l’errore ci può stare, tanto che si prevedono forme per sanare eventuali irregolarità anche non troppo onerose. A chi non ha un solo reddito può capitare di sbagliarsi. Altro sarebbe, naturalmente, accumulare tesoretti all’estero attraverso modiche violazioni percentuali del carico fiscale di una grande azienda, magari per oliare qualche pratica. Ma nel caso Idem – e sempre che non abbia già sanato tutto – si tratta di una cifra tra i 2 e i 3 mila euro in vari anni. Un’occasione di strumentalizzare che si dà alla destra, quasi gratis

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