Il lavoro che non c’è riavvicina i sindacati – I Tg di venerdì 21 giugno

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 L’apertura è dedicata da tutti alle scosse con epicentro in Toscana per cui nel primo pomeriggio si è temuto di dover riavvolgere il nastro al maggio 2012, con le  vittime e le devastazioni in Emilia. La tensione rimane alta, ma i Tg ci presentano comunità composte e molte strutture territoriali pienamente impegnate.

“Lavoro è democrazia”. Questa la parola d’ordine che accompagna, dopo un “buco” decennale,  la prima iniziativa unitaria tra Cgil, Cisl, Uil  a Piazza san Giovanni. Attenzione da parte dei Tg Rai e di Tg 5 alle posizioni di Susanna Camusso che chiede a Letta di rinfoderare gli annunci e di produrre reali provvedimenti. I dati forniti oggi attestano che oltre a quelli “ufficiali” nel Paese si aggirano più di cinquecentomila cassaintegrati a zero ore,  in buona parte  “futuri  disoccupati”. La ritrovata unità tra le maggiori sigle è attestata da Angeletti che afferma: “ La spina a Letta se continua così la staccheranno i disoccupati”. Nella stesse ore, dunque, Enrico Letta riceve appoggio esplicito (non sappiamo quanto peloso) da Berlusconi, e rimproveri dalle parti sociali. Emblematico che il premier sia intervenuto con una dichiarazione “rispettosa” verso Berlusconi ed i suoi problemi giudiziari (ripresa da tutti),mentre non ha mandato segnali al sindacato. Non vogliamo segnalare chissà quale doppiezza, ma semplicemente rimarcare che Letta prima ancora di affrontare la crisi deve tener buono il centrodestra.  Oggi, intanto, è giunta la prima fiducia al suo governo, sul provvedimento “emergenze” osteggiato dai Cinque Stelle.

La pagina politica immancabilmente ci presenta lo sfogo quotidiano di Grillo che oggi attacca non solo i dissidenti ma tutti i partiti  ( che il movimento in sei mesi avrebbe ucciso) e alcuni giornali come L’Unità, che “se chiudesse, non se ne sentirebbe la mancanza”. Servizi tutt’altro che benevoli un po’ per tutti. Intanto alle espulsioni si aggiungono le defezioni: l’adieu della parlamentare De Pin che non ci sta alla militarizzazione del Movimento.  Matteo Renzi trova battute senz’altro riuscite per controbattere gli attacchi di Grillo (“Ha strappato il biglietto vincente della lotteria”), ma l’intervista odierna su Il Foglio, “centrale” per diversi Tg, non convince buona parte del partito che per il Sindaco di Firenze dovrebbe esser “suo, o di nessun altro”. Facendo un passo indietro al rapporto politica-magistratura, segnaliamo che     ieri sera la seconda puntata dello speciale del Tg 4 “La guerra dei Vent’anni “ sul processo Ruby, sarà stata gradita  ad Arcore e a Palazzo Grazioli, ma non ha affascinato i teleutenti: flop di share (3,82% ) e di pubblico ( meno di 900 mila spettatori).

La vicenda della casa-palestra della Ministra Idem continua ad essere presente e dibattuta, ed oggi è condita delle offese del leghista Borghezio, non contento di esser finito sui giornali di mezzo mondo per gli attacchi razzisti ad un’altra Ministra, Cècile Kyenge.

Per restare  ai numeri, sia Tg 1 che Tg 5 illustrano quelli che riguardano i furbetti del fisco, con un terzo dei commercianti che, ai controlli, risulta in tutto o in parte scorretto nell’emissione degli scontrini.

Segnaliamo infine che le forti tensioni in Brasile “intorno” alla Confederation Cup, con milioni di persone che protestano ed una risposta del governo di sinistra tutt’altro che moderata, non sono più una quasi esclusiva di Tg La 7, ma da stasera campeggiano nei titoli di molte testate. Anche la Grecia con la quasi-crisi di governo è assai presente, conferendo alla serata dell’informazione una piacevole quanto rara dimensione non provinciale.

Alberto Baldazzi

 Dati Auditel dei Tg di giovedì 20 giugno 2013

 Tg1 – ore 13:30 3.721.000, 21.68% ore 20:00 4.072.000, 21.84%.
Tg2 – ore 13:00 .2.635000, 16.26% ore 20:30 2.293.000, 10.97%.
Tg3 – ore 14:30 1.851.000, 12.44% ore 19:00 1.483.000, 11.91%.
Tg5 – ore 13:00 2.882.000, 17.70% ore 20:00 3.172.000, 16.96%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.538.000, 19.50% ore 18:30 880.000, 8.94%.
Tg4 – ore 14:00 518.000, 3.21% ore 18:55 709.000, 5.64%.
Tg La7 – ore 13:30 760.000, 4.43% ore 20:00 1.192.000, 6.38%.

 

Fonte: http://www.tvblog.it

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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