Lettera aperta al senatore Vito Crimi

Stimato cittadino senatore, leggo una notizia d’agenzia secondo cui nella riunione congiunta dei gruppi parlamentari del M5S avrebbe detto “criticando i riferimenti (due) fatti nel corso dell’assemblea all’appello di Paolo Flores d’Arcais, contrario all’espulsione della Gambaro: «Se qualcuno vuole lui come nuovo ideologo, vada nel movimento che fonderà insieme a Rodotà e tutto il resto»”. Poiché da molti più anni di lei avanzo dubbi sull’imparzialità e veridicità dell’informazione in Italia, è possibile che la notizia (agenzia Il Velino) sia inventata di sana pianta o volutamente deformata. In tal caso basta che lei me lo dica e la faccenda si chiude qui. Naturalmente – lo aggiungo sine ira et studio – non ci sarebbe bisogno di una conferma/smentita da parte sua se il M5S, dopo aver promesso a noi suoi elettori il massimo di trasparenza, avesse mandato in streaming una delle sue riunioni più importanti.

Se la sua frase è stata invece pronunciata, solo un paio di osservazioni.
Quanto al movimento che dovrei fondare insieme a Stefano Rodotà, come sappiamo sia lei che io, il futuro è per definizione “in mente Dei”. Sono stato critico verso la nascita del movimento animato da un magistrato eccezionale ed esemplare (l’ossimoro è colpa dei tempi bui che viviamo) come Antonio Ingroia, anche perché vedevo lo spazio dell’Altrapolitica presidiato oggi (cioè ieri) a livello elettorale proprio dal M5S. Se quello spazio tornerà di nuovo più o meno ampiamente vacante dipenderà solo dagli errori (che possono facilmente diventare orrori o caricature di orrori, come l’attuale parodia di caccia alle streghe contro la sua collega Gambaro) che farà o eviterà il M5S. Ma in tal caso spero che ci siano forze più giovani di Rodotà e me per affrontare il compito.

Quanto all’ideologo, non ho mai ambito ad esserlo di nulla e nessuno, credo che anche in fatto di idee “uno vale uno” e ogni movimento debba saper attingere al meglio in circolazione, nuovo, anziano, antico che sia. Sto solo cercando di dialogare, con una serie di lettere e qualche articolo su “Il Fatto quotidiano”, con tutti i parlamentari della lista per la quale ho votato e che dunque sono, secondo le parole di Beppe Grillo, anche i miei “dipendenti”. Espressione che non userei mai. Penso che siate invece i nostri rappresentanti, cioè che dobbiate esprimere in parlamento le nostre istanze secondo l’interpretazione che ciascuno in coscienza ne dà (la nostra Costituzione vieta il vincolo di mandato) e alla luce del programma elettorale.

Nel quale non riesco a trovare cenno al dovere di venerazione nei confronti di Beppe Grillo o alla proibizione di criticarlo, eventualmente anche a torto (ma che un’opinione sia a ragione o a torto è a sua volta un’opinione). Del merito del “caso Gambaro”, però, e delle argomentazioni espresse nella vostra riunione (che siamo costretti purtroppo a conoscere solo attraverso indiscrezioni, per la mancata trasparenza di cui sopra) proverò a discutere con lei e gli altri parlamentari in una nuova lettera che vi manderò al più presto.

Leggo che comunque la decisione sulla espulsione o meno della senatrice Gambaro verrà “presa dalla Rete”. Non mi sembra proprio. Verrà presa, utilizzando il voto tramite la Rete, da alcune migliaia di attivisti certificati. Se fosse davvero “presa dalla Rete” dovrebbe essere possibile votare a tutti coloro che tre mesi fa alle urne vi hanno mandato a Palazzo Madama e a Montecitorio, quasi nove milioni di cittadini di cui a parole Grillo vi dichiara “dipendenti” ma che dipenderanno invece da un ristretto numero di fruitori di un sito gestito dal dottor Casaleggio. Non mi sembra esattamente la stessa cosa, e soprattutto non credo che darebbe lo stesso esito.

Un cordiale saluto dal cittadino elettore Paolo Flores d’Arcais

*da Micromega, il grassetto è di nandocan

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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