L’esercito di Silvio – I Tg di martedì 18 giugno

esercito-di-silvio.jpg-300x169Tg 4 riporta l’odierna dichiarazione di Berlusconi che chiaramente – sic – sconfessa i critici che ieri hanno male interpretato le sue dichiarazioni sul 3% da aggirare e le responsabilità europee nella crisi. Il bello è che nel servizio per soprammercato viene ritrasmessa l’uscita su “..tanto non ci cacciano …” che chiaramente evidenzia le qualità cabarettiste del Cav, un po’ meno la sua fede europeista e il suo “appoggio incondizionato” al governo Letta.  Mentana segnala nel titolo la contraddizione: uno ieri, un oggi ed un domani mai uguali e neanche lontani parenti quando si tratta di Berlusconi.

Il Capo può contare da oggi su forze nuove e nuove guarnigioni, nel senso quasi letterale del termine. Se ne accorge Tg 3 che propone un servizio divertente e dalle tonalità surreali “girato” presso la sede in cui si arruolano i volontari de L’esercito di Silvio, un nuovo movimento politico “che intende difendere Berlusconi in nome dei valori di Forza Italia dai processi indiziari, senza che sia mai stata trovata una pistola fumante”. Primo atto? Un’istanza alla Commissione Europea per chiarire che il Cav è un perseguitato. Tutto ciò the day before la pronuncia della Consulta che potrebbe allontanare la sentenza del processo diritti Mediaset, o far partire il count down per quella di terzo grado con annessa interdizione dai pubblici uffici.

Anche Grillo conquista il consueto spazio ormai fisso per il conflitto tra talebani e dissidenti con le nuove nomination e l’identificazione dell’onesto sensale, ovvero quel Civati che si permetterebbe di invitare a cena alcuni grillini (Tg 2) e che dialoga in diretta con Mentana su Tg La 7, invitando a cena lo stesso Grillo.

Del G8 irlandese e degli incontri di Letta si parla abbondantemente ma senza entusiasmo: è come se il premier si “riparasse” mediaticamente dietro la confusione e le polemiche agitate dai più caciaroni. Monti ricompare stasera su Tg 3, Tg 2, Tg La 7, appoggiando Letta sulle politiche per il lavoro e biasimando, anche lui, il Cav.

Alla protesta silenziosa di Piazza Taksim prestano attenzione soprattutto Tg 3, Tg La 7 e Tg 2, mentre la notizia del ragazzo genovese morto in Siria tra le fila dei ribelli fondamentalisti è presente su tutti.

Ottima la pagina del Tg 3 sulle piazze della crisi, Fabriano e Terni, con l’emergere di voci tutt’altro che banali e querule: una in particolare ci ha colpito: un operaio Indesit che afferma quanto sono poveri quelli che posseggono solo denaro. A proposito di ricchi e poveri, Tg la 7 titola su chi in Italia malgrado la crisi se la passa sempre meglio: sono i ricchi, sempre più ricchi.

Lorenzo Coletta

 

Dati auditel dei TG di lunedì 17 giugno

Tg1 – ore 13:30 3.687.000, 20,72% ore 20:00 4.486.000, 22,81%.
Tg2 – ore 13:00 2.847.000, 17,12% ore 20:30 2.243.000, 10,21%.
Tg3 – ore 14:30 2.056.000, 13,43% ore 19:00 1.411.000, 10,94%.
Tg5 – ore 13:00 3.136.000, 18,74% ore 20:00 3.160.000, 15,99%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.463.000, 18,73% ore 18:30 904.000, 8,88%.
Tg4 – ore 14.00 511.000, 3,05% ore 18:55 537.000, 4,35%.
Tg La7 – ore 13:30 765.000, 4,30% ore 20:00 1.459.000, 7,36%.

Fonte: http://www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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