Sorpresa: l’IMU alla Chiesa è un imbroglio che frutterà pochi spicci

imu-chiesa37206. ROMA-ADISTA. di Valerio Gigante – Due recenti notizie sull’Imu che sfatano definitivamente il mito della Chiesa cattolica finalmente costretta a pagare la tassa sugli immobili. La prima è che se è vero che gli enti commerciali, anche quelli ecclesiastici, dovranno versare la prima rata Imu entro il 17 giugno, non è così per gli immobili ad uso misto (commerciale e non commerciale) che sono la maggioranza di quelli per cui la Chiesa cattolica sarebbe tenuta a pagare la nuova imposta. Il Ministero delle Finanze ha ammesso infatti che per questa tipologia di immobili non è stato ancora in grado di calcolare le superfici calpestabili per le quali è dovuto il tributo, e quelle invece che ne sarebbero esenti, perché magari ospitano una cappella, un oratorio, locali per ritiri spirituali, ecc. Il conguaglio è quindi rinviato al 2014, contestualmente al versamento della prima rata dovuta per l’anno 2014.

La seconda notizia è in realtà una non-notizia, dal momento che alcuni – Adista compresa – lo sostenevano da tempo. Ora però ad affermarlo sono in molti: anche quando la Chiesa pagherà, il gettito complessivo dell’Imu non subirà variazioni sostanziali rispetto agli attuali 4 miliardi di euro. Inizialmente il gettito atteso dalla Chiesa era stato stimato in 2 miliardi di euro, poi l’Anci (l’associazione che riunisce i comuni italiani) aveva indicato una cifra tra i 500 e i 700 milioni; più recentemente la commissione del Tesoro sull’erosione fiscale ha stimato in 100 milioni di euro circa il possibile gettito proveniente dalla tassazione degli immobili ecclesiastici e del no-profit.Nel momento in cui si cercano disperatamente soluzioni che evitino l’aumento di un punto percentuale di Iva (che darebbe un gettito corrispondente più o meno proprio a quei due miliardi che si attendevano dalla Chiesa), non si tratta, è evidente, di una buona non-notizia….(leggi tutto)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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