Ma che ce frega, ma che ce’mporta …- I Tg di lunedì 17 giugno

la società dei magnaccionida osservatorio tg – Non è il tipico eloquio meneghino, ma in sostanza il Cavaliere “romanizzato” dalla permanenza a palazzo Grazioli risolverebbe così la questione del rigore made in Bruxelles: “Sforiamo il 3%, tanto non ci cacciano”. Il Berlusconi formato Europa assomiglia a quello nazionale, quando afferma che otto miliardi di euro per abrogare l’imu e non aumentare l’iva Saccomanni li deve trovare per forza: è solo una questione di buona volontà. Era da qualche settimana che il capo della destra ci aveva abituato ad uno stile diverso, ma ora sembra essere ritornato in sé. I Tg Mediaset riportano l’audio-video integrale, e così possiamo apprezzare anche la gestualità del Cavaliere: manca solo il gesto dell’ombrello. Il tutto – come fa notare Epifani su Tg 1 e Tg la 7 – mentre Letta è al vertice del G8 e a pochi giorni da quello determinante dell’Unione. Se a Cologno Monzese le dichiarazioni del Capo vengono presentate come sobrie uscite di un grande statista, sugli altri Tg la situazione è diversa. Tg 2 fin dai titoli riporta le reazioni del governo, costretto immediatamente a confermare la fedeltà agli impegni. Per Tg 3 è apertura, mentre Tg la 7 sottolinea il Berlusconi doubleface tra gli elogi al governo di ieri e le boutade di giornata. Attenuanti? L’intervento del Cav è avvenuto all’inaugurazione di una casa di riposo, e forse c’era l’intento di tenere allegra la platea.

Il G8 viene “sommerso” dalle polemiche interne, e Obama, che spalleggia le posizioni di Letta sul lavoro per i giovani, passa un po’ in cavalleria. 

Le vicende interne al Pd vengono spiegate per quanto al momento è possibile: l’unica cosa che emerge con nettezza ( Tg La 7) è che D’Alema “copia” la tesi di Epifani sulla dualità tra segretario del partito e candidato premier: non è che ci si capisca più di tanto, ma non è colpa di giornalisti. Lo stesso si può dire dell’afoso pomeriggio dei Cinque Stelle che hanno fatto certamente ampio uso di ventilatori e scarso riscorso allo streaming. Il redde rationem tra i pasdaran di Grillo e i parlamentari con residua autonomia di giudizio sembra essersi risolto in un nulla di fatto, forse perché quelle Aule inducono all’ammuina anche i cittadini del Movimento.

Questa è la settimana della  pronuncia della Consulta sulla vicenda diritti Mediaset, e Paolo Liguori su Tg 4 scalda i motori de “La guerra dei vent’anni” Atto Secondo che andrà in onda giovedì celebrando i trent’anni dall’arresto di Enzo Tortora: la giustizia è malata e i magistrati non pagano per le loro colpe. Anche la condanna richiesta per Ottaviano Del Turco rientra nel calderone, malgrado l’ex Presidente della Regione Abruzzo sia un uomo di sinistra: pluralismo peloso, visto che in altri momenti ed in altre situazione non se ne è fatto uso.

Per gli esteri l’assolato weekend ha assorbito senza lasciare tracce rilevanti gli esiti delle presidenziali iraniane, mentre sulla Turchia il Tg 1 presenta un ottimo servizio da cui emerge una situazione sempre più tesa di cui fanno le spese non solo i dimostranti e gli oppositori di Piazza Taksim, ma anche i giornalisti che li riprendono, gli avvocati che li difendono, i medici che li soccorrono. Buona, infine l’intervista su Tg La 7 ad uno dei generali a capo della rivolta anti Assad: domande vere e non scontate, risposte interessanti che tendono ad allontanare dai ribelli l’etichetta di sconsiderati sanguinari e terrorista.

Alberto Baldazzi

Dati Auditel dei TG di domenica 16 giugno


Tg1 – ore 13:30 4.179.000, 25,12% ore 20:00 4.237.000, 24,73%.
Tg2 – ore 13:00 2.568.000, 16,21% ore 20:30 1.930.000, 9,79%.
Tg3 – ore 14:30 1.459.000, 8,99% ore 19:00 1.494.000, 11,79%.
Tg5 – ore 13:00 3.235.000, 20,21% ore 20:00 2.657.000, 15,43%.
Studio Aperto – ore 12:25 .000, % ore 18:30 1.050.000, 9,46%.
Tg4 – ore 14:00 601.000, 3,62% ore 18:55 715.000, 5,66%.
Tg La7 – ore 13:30 721.000, 4,32% ore 20:00 1.121.000, 6,47%.

Fonte:www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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