Turchia: campagna per la fine delle violente repressioni e solidarietà alla libera stampa

di Massimo Marnetto, 14 giugno 2013

Turkey - Politics - Unrest - Protests in Istanbul - Anti-Government protests continue in Turkey Continuano le proteste in TurchiaCare Amiche, Cari Amici,  siamo preoccupati per la violenta repressione in atto in Turchia e chiediamo a chi condivide tale preoccupazione di inviare questo breve messaggio all’ Ambasciatore Hakkı Akil, all’indirizzo e-mail: ambasciata.roma@mfa.gov.tr  trasmettendone copia alla nostra redazione (redazione@leg-roma.org) per valutare l’impatto dell’azione comune. Più saremo, più forte sarà la nostra pressione per far cessare la repressione ed aprire un dialogo non violento. Nessuno è utile, ognuno è indispensabile.* Libertà e Giustizia di Roma ————————-

Ambasciatore Hakkı Akil,
scriviamo per manifestare la nostra piena solidarietà alla libera stampa delle piccole televisioni locali sanzionate e in particolare ad HALK TV, fortemente multata e così costretta a chiudere per aver trasmesso in diretta gli scontri in Piazza Taksim, con l’accusa (fonte: giornale Hurriet On line) di avere “danneggiato lo sviluppo fisico, morale e mentale di bimbi e giovani”.
Noi crediamo che la libertà di stampa sia un principio fondante di ogni paese democratico, come pensiamo sia la Turchia.
Pertanto, in nome dell’amicizia che lega i nostri Paesi, chiediamo al Governo Turco di aprire subito un dialogo con i dimostranti, di cessare ogni forma di repressione nei confronti dei giornalisti ed in particolare di revocare la forte multa inflitta alla HALK TV, affinché possa continuare a svolgere il suo prezioso lavoro di libera informazione .

(firma)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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