Marino Sindaco di Roma!

di Daniela De Robert, 10 giugno 2013

Ignazio.Marino01Dopo cinque lunghi anni Roma torna a sperare. La vittoria di Ignazio Marino e l’uscita di scena di Gianni Alemanno segnano una svolta per la città. Trasparenza e merito, lavoro e sviluppo, diritti e accoglienza, solidarietà e rinascita sono state le parole chiave della sua campagna elettorale. È quello che ci aspettiamo. Al sindaco Marino chiediamo di dare subito dei segnali di cambiamento, di rimettere mano al welfare che troppe persone ha lasciato indietro, di rivolgere la sua attenzione ai giovani e agli anziani, di restituire diritti a ognuno “senza lasciare indietro nessuno”, di garantire sicurezza a tutti e a tutte, di fare tornare Roma capitale della bellezza, della cultura, della storia e del turismo, di fermare gli sprechi, di favorire lo sviluppo e il lavoro. Siamo convinti che la nuova giunta saprà trasformare Roma in un laboratorio politico per un’amministrazione condivisa, dove i cittadini non siano solo considerati portatori di bisogni ma anche di risorse, capacità, intelligenze, idee e proposte. Una città dove le istituzioni e i cittadini lavorino insieme per sostenere e promuovere i beni comuni.Siamo certi che i diritti saranno di nuovo di casa a Roma, anche il diritto all’informazione, elemento fondamentale della democrazia. Crediamo che il progetto di una Casa dell’informazione che si affianchi alle altre – come la casa della cultura, delle donne, della memoria – possa rappresentare una bella sfida: per rimettere al centro del nostro lavoro le persone, i problemi, le questioni etiche e deontologiche, le violazioni del diritto di parola e pensiero nel mondo e nel nostro paese, dove trovino spazio realtà come le associazioni Carta di Roma e Giulia o l’osservatorio di Ossigeno; un luogo aperto dove fruitori e operatori si possano confrontare; una realtà che dia voce al mondo, facendo di Roma una città internazionale e accogliente anche sotto questo profilo.Al neosindaco chiediamo anche che risponda all’astensionismo, che ha segnato anche questo ballottaggio, lavorando in modo da ridare fiducia nelle istituzioni, trasformandole in strutture amiche e alleate dei cittadini. Il tempo dei favoritismi e dell’opacità che hanno segnato gli ultimi cinque anni, devono restare un ricordo e un monito per il futuro. E la fiducia dei cittadini andrà anch’essa riconquistata, giorno per giorno, con una gestione della città per la città e per i cittadini e le cittadine di Roma. Solidarietà, idealità, passione e volontà. Saranno questi i pilastri della rinascita di Roma – ha detto il sindaco neoeletto – per lavorare “tutti insieme”.
Noi, come sempre, siamo pronti a dare il nostro contributo. * da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti