Silvio, rimembri ancora … – I Tg di venerdì 7 giugno

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Nessuno ha infierito, come è giusto che sia, sulle dichiarazioni spontanee di Nicole Minetti al processo milanese, che ha ricordato l’amore che l’ha legata a Berlusconi; nessuno gliene ha chiesto conto, ma questa è l’unica “ammissione” spontanea che ha fatto. Per il resto: negati gli inviti alle olgettine ad Arcore, negata la conoscenza della minore età di Ruby. Candida l’affermazione secondo cui sarebbe stato il defunto Don Verzè a “gradire” la sua presenza nel Consiglio Regionale lombardo. I Tg Mediaset registrano con entusiasmo, Tg La 7 con ironia: Berlusconi, the love of her life.

Il Parlamento, derubricato oggi da Grillo da “bivacco di manipoli” a “tomba maleodorante”, offende più di qualche suscettibilità (apertura per Tg3  Tg2 e Tg La 7, titoli per Tg 1, Tg 5). Nel giorno in cui si registrano i primi fuoriusciti a Cinque Stelle il Portavoce distoglie così l’attenzione alzando i toni, consapevole che “tanto è un gioco”. Ovviamente nessun commentatore è chiamato in causa: la cosa non appare rilevante. Reazioni istituzionali solo dalla Presidente della Camera Laura Boldrini; ma lei, si sa, è un’estremista malata di ideologia.

L’avvio del processo di riforme con il ddl del governo sembra non affascinare. Intervistato da una scettica Bianca Berlinguer in diretta su Tg 3, Quagliariello si difende bene e appare sinceramente confidente. A Brunetta invece spunta il naso di Pinocchio quando su Tg 4 ribadisce la vulgata dell’ultimo Berlusconi che sostiene Letta e lo invita al braccio di ferro con la Merkel. Da Tg 1 fa eco Epifani che ricorda come il braccio di ferro con la Cancelliera l’abbia tentato, perdendo, proprio Berlusconi nel 2011.

Per l’economia, e sempre in “area Merkel”, segnaliamo un buon servizio di Tg La 7 – questa sera orfano della conduzione di Mentana – che fa il punto sui numeri della Germania, apparentemente in frenata: numeri che, comunque, noi ci sogniamo.

Stancamente i Tg seguono l’ultimo giorno di campagna elettorale per i ballottaggi: come al solito Roma uber alles,ma almeno su Tg 1 fanno capolino anche Siena, Lodi e Brescia.

Per tutti grande attenzione al filmato in cui una professoressa strapazza un adolescente autistico chiamandolo “maiale”. Apertura per Studio Aperto, titolo per gli altri Mediaset, ma buoni servizi anche per quelli Rai. Crescendo abbiamo capito che il mondo non si divide nettamente tra buoni e cattivi, inferno e paradiso, ma il comportamento della maestra veneta rischia di farci diventare manichei.

Disgustoso il servizio di Studio Aperto che inquadra il look di Laura Boldrini che presterebbe ultimamente maggiore attenzione all’abbigliamento e farebbe uso – udite, udite! – di un leggero trucco. Fin qui solo banalità retrive. In chiusura giunge il “consiglio peloso”: visto l’annuncio della sua partecipazione al Gay Pride, perché non far uso nell’occasione di qualche tonalità sgargiante?

Obama traballa per le rivelazioni sul Datagate, ovvero le registrazione e l’archiviazione di telefonate, mail e acquisti con carta di credito di non si sa quanti milioni di americani. Molinari su Tg 1 afferma che difficilmente l’affare potrà acquisire dimensioni preoccupanti per la Casa Bianca. Ma la voce un po’ rotta della storica fan Giovanna Botteri ( Tg 3 e Tg 1 e Tg 2) ci dà qualche pensiero. 

Alberto Baldazzi

Dati Auditel dei Tg di giovedì 6 giugno 2013

Tg1 – ore 13:30 3.698.000, 21,28% ore 20:00 4.710.000, 21,81%.
Tg2 – ore 13:00 2.728.000, 17,43% ore 20:30 2.124.000, 8,80%.
Tg3 – ore 14:30 1.628.000, 10,72% ore 19:00 1.637.000, 11,59%.
Tg5 – ore 13:00 3.097.000, 19,66% ore 20:00 3.430.000, 15,83%.
Studio Aperto – ore 12:25 2.262.000, 18,72% ore 18:30 776.000, 7,16%.
Tg4 – ore 14:00 671.000, 4,04% ore 18:55 717.000, 5,12%.
Tg La7 – ore 13:30 695.000, 3,99% ore 20:00 1.697.000, 7,65%.

Fonte: http://www.tvblog.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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