Ha del genio, questo Berlusconi. Il caffè del 7 giugno

IlcaffediMineoDa corradinomineo.it – La Stampa: “La voce di Quirico. Sto bene”. Nelle mani di qualcuno, non già al sicuro, ma vivo! Dopo 58 giorni che non si avevano notizie, Domenico Quirico ha chiamato la moglie dalla Siria. Emma Bonino e il Ministero degli Affari Esteri stanno cercando di portarlo a casa. Incrociamo le dita e impariamo da questo giornalista coraggioso a non perdere mai la speranza.

Quirico a parte, la notizia oggi la dà Il Foglio di Giuliano Ferrara. Titolo a tutta pagina: “Braccio di ferro a Berlino”. Silvio Berlusconi sostiene di non pretendere, dal premier Letta, un giudice che lo assolva (“a Berlino”, come si dice, o all’interno del “Palazzaccio”,dove ha sede la Cassazione). No “bisogna che il governo sappia ingaggiare un braccio di ferro…..con la Germania di Angela Merkel…O si rimette in moto, in forma decisamente espansiva, il motore dell’economia…oppure le ragioni strategiche della solidarietà nella costruzione europea, dall’unione bancaria a tutto il resto, si esauriscono e si illanguidiscono fino alla rottura dell’equilibrio attuale”.

Ha del genio, questo ragazzo. Sì, Berlusconi ha del genio, pure nella bugia. Perché, a leggere tra le righe, il ricatto giudiziario permane, quando dice che il problema non sono i processi “salvo il rischio di un premio all’accanimento che risulterebbe una turbativa di notevole impatto”! Ha del genio e si deve essere pure divertito a riesumare la formula, che fu di Berlinguer, dell’esaurimento della spinta propulsiva. Questa volta dell’Unione Europea e non dell’Unione Sovietica. E a me pare, francamente un po’ rosicone, il titolo de La Repubblica che denuncia un “Ricatto all’Europa”.

Ma che, scopriamo forse oggi che il Cavaliere non è uno statista? “Signora mia, non ci si comporta così in Europa?” Facciamoci del male! Da quando “l’Ircocervo”, Letta – Alfano, ha visto la luce, questo blog sottolinea che il Governo e il premier saranno giudicati dalla capacità di farsi valere in Europa e di portare a casa qualcosa che permetta un rilancio dell’economia e la  creazione di nuovi posti di lavoro. Ora, persino Cristine Lagarde (e non è Strauss Khan) ci dice che l’Europa, con il conforto della BCE, ha vanamente e crudelmente strozzato (proprio come uno strozzino!) la povera Grecia. E Berlusconi assesta il colpo. Caro Letta, non ti salverai con i 37 saggi. Finirai con il diventare – come avrebbe detto Al Capone, negli “Intoccabili” – solo “chiacchiere e distintivo”. Il distintivo consegnato da Napolitano, le chiacchiere interminabili sulle grandi riforme.

Certo, c’è nel governo chi lavora bene. Ieri le commissioni cultura di Camera e Senato (destra e sinistra d’accordo) hanno ricevuto un’impressione ottima della ministra Carrozza, che con voce argentina, senza concessioni al politicamente corretto, ha indicato la lista di capitoli di spesa da finanziare con urgenza, se si vuole dare dignità all’insegnamento e salvare scuola pubblica, università e ricerca.  Ieri un gruppo di senatrici del Pd mi ha mostrato uno studio da cui risulta che sono ben 11 gli enti che ruotano intorno all’agricoltura. Accorparli, anche senza licenziare nessuno, rappresenta un risparmio certo nel medio termine. Ridurre gli sprechi con intelligenza, finanziare quello che deve essere finanziato. Dire alla Merkel: ti offriamo un grande futuro (comune) l’Europa, ma solo a condizione che non provi a strozzarci come con la Grecia. Non è troppo difficile. E soprattutto è giusto.

Per completare lo sguardo mattutino sulle prime pagine, diremo che Ferruccio de Bortoli deve proprio avere la testa nel pallone. Titolo che mette la spazzatura sotto il tappeto: “Riforme, c’è il primo passo”. Spazzolata solipsista dei soliti Alesina e Giavazzi: “non abbiamo ricapitalizzato le banche e anziché tagliare le spese abbiamo aumentato le imposte”. Il Sole24Ore, al confronto, sembra un foglio di battaglia: “Ecco le nuove pensioni. Così scatteranno i tagli”. E Luigi Zingales che chiosa l’autocritica della Lagarde e propone ai Governi di seguirne la strada, ammettendo che, dall’inizio della crisi, si sarebbe dovuto provare a “ristrutturare il debito”. Insomma a far pagare anche i ricchi creditori. Titolo: “Se facessero mea culpa i Governi”.

Quanto al Giornale, Sallusti non ci capisce più una mazza. Ieri Brunetta aveva detto che Renzi segretario del Pd metterebbe a rischio il governo. Ma il Cav lo ha zittito: “quando mai”. Per prudenza, Il Giornale ricorre a un titolo passe par tout: “sinistra arrogante”. Nelle pagine interne la divinizzazione del Silvio, che resiste ai complotti di donne invidiose, Merkel e Clinton, della finanza anti Putin, delle destre senza attributi. Che soap opera! Per contro Il Fatto si glorifica per aver fatto stizzire Napolitano.

Ancora due parole. Sul Movimento 5 Stelle. Avevano messo in rete un video in cui sembrava che Malan (PDL) votasse per qualcun altro. E giù insulti. Ma il povero senatore si era solo spostato e ha allungato il braccio per dare il suo voto. Bastava scusarsi con Malan e stigmatizzare il fenomeno dei “pianisti”. (Ce ne sono, dalle parti del PDL, che “coprono” gli assenteisti e gli evitano una piccola decurtazione del salario, votando per loro). Invece no. Le scuse sono arrivate troppo tardi, dopo una inutile bagarre in aula. Con Schifani che ha tuonava contro i rischi della violenza (verbale) e Grasso, contro le riprese fatte con i telefonini e messe in rete!  Avrei voluto dire qualcosa, ma nella sua (inconsapevole?) saggezza, il Presidente Grasso non si deve essere accorto di me. Poco dopo il Capo Gruppo al senato dei 5 Stelle, Crimi non è arrivato in tempo per votare il presidente della Giunta per le Autorizzazioni. E il suo compagno di movimento, Mario Giarrusso, si è auto sospeso dal gruppo, insinuando che il ritardo di Crimi possa essere stato provocato dalla volontà trasversale di non dichiarare non eleggibile Silvio Berlusconi. Insomma, l’elettricità si taglia a fette. In verità credo che il rilancio parolaio e l’abuso della semplificazione in rete (ieri mi hanno accusato di essere amico di Minzolini!) non riesca più a nascondere la difficoltà politica in cui il Movimento si trova. Ne parleremo, spero, domani. Titoli permettendo.

* il grassetto è, come sempre,di nandocan.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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