Alunni con bisogni educativi speciali, sono circa 1 milione

alunni specialiL’analisi di Raffaele Ciambrone (Miur, Ufficio disabilità): ”Maggior tutela a studenti che non rientravano nei casi previsti dalle leggi 104/92 e 170/2010”. Tra questi circa 80 mila ragazzi con sindrome da iperattività

ROMA, 7 giugno 2013 – Alunni con bisogni educativi speciali non riconosciuti né “codificati” da nessuna legge.  Ragazzi con disturbi del comportamento o dell’attenzione, immigrati da poco in Italia, minori con ritardi linguistici, sindrome di Asperger o un quoziente intellettivo tra 70 e 85, cioè appena sopra il limite previsto dalla normativa per l’assegnazione del sostegno (legge 104), che non rientrano nemmeno nella  legge 170 per i disturbi specifici dell’apprendimento. Ma anche ragazzi che si trovano in una condizione di difficoltà socio-economica, linguistica e culturale. Sono circa un milione in Italia e per garantire loro il diritto allo studio è stata emanata una direttiva ministeriale (Strumenti d’intervento per alunni con bisogni  educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica)  che introduce un modello di intervento, attraverso piani didattici personalizzati e una responsabilità congiunta di scuola e famiglia.

La stima del Miur si basa su dati noti e proiezioni. Sono circa 215 mila gli alunni con disabilità, spiega Raffaele Ciambrone, dirigente del ministero dell’Istruzione (Ufficio disabilità). Oltre 90 mila quelli con disturbi specifici dell’apprendimento, un dato in crescita se si pensa che solo tra gli anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012 le certificazioni sono aumentate del 37 per cento. “Considerando una media del 4 per cento dell’incidenza dei Dsa sulla popolazione scolastica, – spiega Ciambrone – stimiamo che i ragazzi con questi disturbi potranno arrivare a 300 mila”. Ci sono poi i ragazzi con Adhd (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) che sono circa 80 mila e quelli con  funzionamento intellettivo limite (quoziente intellettivo tra 71 e 84). Secondo le indagini scientifiche si stima che siano circa 400 mila, prendendo in considerazione, anche in questo caso, una media dell’incidenza del 5 per cento, tra le diverse valutazioni degli esperti più accreditati.

Più difficile fare una valutazione numerica degli alunni che rientrano nell’area dello svantaggio economico o culturale. “Nel caso degli alunni stranieri, si prendono in considerazione gli alunni di origine straniera di recente immigrazione iscritti alle medie o alle superiori, i cosiddetti neo arrivati in Italia (Nai), in particolare  dai paesi asiatici e nordafricani, che hanno maggiori difficoltà linguistiche perché parlano una lingua non latina”, spiega Ciambrone. Per questi alunni e per quelli che provengono da situazione in difficoltà economiche (per le quali, tuttavia, esistono anche altri strumenti di sostegno) gli interventi “devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, ad esempio la segnalazione degli operatori dei  servizi sociali, e di  fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche”.

“Volevamo sciogliere il legame tra certificazione medica e intervento educativo: – sottolinea Ciambrone – è inaccettabile che un intervento educativo possa essere  ritardato per problemi burocratici. E il senso della direttiva è proprio quello di spostare il punto di vista dal piano clinico a quello educativo”. “Abbiamo voluto assicurare maggior tutela ad alunni e studenti che non rientravano nei casi previsti dalle leggi 104/92 e 170/2010, nella prospettiva di una scuola sempre più accogliente e inclusiva. Rimane confermato e rafforzato il nostro impegno per gli alunni con disabilità per i quali, quest’anno, sono stati assegnati ulteriori 6.000 posti in più per il sostegno.” (cch)

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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