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Rapporto indipendente conferma la necessità di deferire la situazione della Siria alla Corte penale internazionale

Un uomo difronte la sua abitazione distrutta in un attacco delle forze aeree siriane ad Azaz il 15 agosto 2012 © REUTERS/Goran Tomasevic

da Amnesty International, 5 giugno 2013 – Il rapporto della Commissione internazionale di inchiesta sulla grave situazione dei diritti umani in Siria è l’ennesima prova della necessità che il Consiglio di sicurezza dell’Onu deferisca la situazione della Siria al procuratore della Corte penale internazionale – ha dichiarato Amnesty International.

Il rapporto, diffuso oggi 4 giugno 2013 dalle Nazioni Unite a Ginevra, ha confermato che vi sono fondati motivi per ritenere che “quantità limitate di prodotti chimici tossici” siano state utilizzate in quattro separati attacchi durante lo scorso marzo e aprile, anche se afferma che non è stato possibile “determinare gli esatti agenti chimici utilizzati, i loro sistemi di somministrazione o chi li abbia utilizzati”.

Il rapporto chiede, inoltre, alle autorità siriane di consentire il pieno accesso agli esperti al fine di arrivare a conclusioni definitive sulla questione.

“Quanti altri rapporti bisogna pubblicare sulla Siria prima che il mondo si svegli e prenda provvedimenti per fermare lo spargimento di sangue di civili?” – ha dichiarato Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

“Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve deferire la situazione alla Corte penale internazionale e insistere affinché le autorità siriane permettano alla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sulla Siria, così come alle organizzazioni dei diritti umani e umanitarie, pieno accesso al paese”.

Il rapporto della Commissione mette in evidenza anche l’impatto negativo della maggiore disponibilità di armi che “procura ulteriori morti e feriti tra i civili”.

Si riferisce, in particolare, alle uccisioni di massa nelle città di al-Bayda e Banias nel maggio di quest’anno, dicendo che “le prove raccolte indicano che i responsabili sono le milizie affiliate al governo. Le indagini continuano”.

“Qualsiasi sforzo per documentare le violazioni dei diritti umani in Siria, come primo passo per assicurare i responsabili alla giustizia, è gravemente intralciato dal rifiuto del governo di lasciar accedere a molte aree” – ha aggiunto Luther.

Questo è il quinto rapporto della Commissione sulla Siria dal 2011.

Il rapporto copre le violazioni dei diritti umani e gli abusi da parte di tutte le parti del conflitto, tra cui uccisioni illegali, detenzioni arbitrarie e violenza sessuale, così come altri crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Decine di migliaia di persone sono morte a causa del conflitto armato che ha avuto inizio in Siria nel marzo 2011; almeno 1300 persone risultano essere morte in carcere.

Dall’inizio del 2011, Amnesty International chiede che la situazione della Siria sia deferita alla Corte penale internazionale.

Mentre è chiaro che la stragrande maggioranza dei crimini di guerra e altre gravi violazioni continuano a essere commesse dalle forze governative, la ricerca dell’organizzazione mette in evidenza un’escalation di violazioni da parte di gruppi armati dell’opposizione, che fanno sempre più ricorso al sequestro, alla tortura e all’uccisione sommaria di soldati, membri di milizie filogovernative e civili.

 Firma gli appelli di Amnesty International:

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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