Quotidiani su carta, 14 anni all’estinzione in Italia?

giornalida LSDI, 5 giugno 2013 –  2027: è l’ anno in cui dovrebbe estinguersi in Italia il quotidiano su carta, secondo le proiezioni fornite da Futureexploration.net e pubblicate nello studio “Newspaper extinction timeline”.

Il primo Paese a subire questa sorte dovrebbero essere gli Stati Uniti nel 2017, poi tutti gli altri, fino a poco oltre il 2040, quando non dovrebbe esistere più l’ informazione a stampa. Per l’ Italia si parla di un niente affatto lontano 2027, 14 anni dunque.

L’ indicazione è contenuta in una tesi di laurea dedicata alla crisi dei giornali in Italia, che pubblichiamo su Lsdi all’ indomani della presentazione dello studio della Fieg sulla drammatica situazione della  “STAMPA IN ITALIA 2010-2012“.

I dati diffusi ieri dalla Fieg:

– nel 2012 le copie di quotidiani vendute sono scese del 6,6%  

–  negli ultimi cinque anni il calo è del 22%

 più di un milione di persone ha smesso di comprare il giornale

 per la prima volta, nel 2012, diminuiscono anche i lettori

– per il mercato pubblicitario il 2012 è stato il peggior anno degli ultimi 20 anni. Il totale degli investimenti pubblicitari è stato pari a 7,442 miliardi di euro, il 14,3% in meno rispetto all’anno precedente.

Questi dati (qui la sintesi del Rapporto diffuso dalla Fieg) farebbero pensare che siamo sulla buona strada.

Ma la tesi con cui si è laureato in questi giorni alla Sapienza di Roma Giorgio Rea (relatori Vittorio Pandolfi e Pietro Vernese)  abbraccia la tesi di Arianna Huffington, che invita ad ‘’evitare necrologi prematuri’’* e indica invece un futuro di integrazione fra digitale e carta, non più generalista ma  specializzata in segmenti di nicchia.

Il lavoro raccoglie una vasta serie di dati e indicazioni sulla crisi del sistema dei quotidiani in Italia, sullo sfondo della crisi più generale della carta nel mondo occidentale, e chiarisce in maniera analitica il contesto, le radici e le peculiarietà del modo con cui questa crisi si è sviluppata nel nostro paese.

Ed è quindi uno strumento utile per chi volesse approfondire la portata dei dati diffusi ieri.

Il lavoro presenta anche un forte richiamo al ruolo che gli editori dovrebbero essere chiamati a svolgere, soprattutto in questo momento di passaggio verso il nuovo sistema dell’ informazione giornalistica.

Qualunque sarà il futuro – osserva Giorgio Rea –  la necessità di informazione, oggi più che mai sentita dal cittadino, ha bisogno della mediazione giornalistica, di quella capacità di riflessione e sintesi che questa professione ha da sempre garantito. Gli editori hanno quindi l’obbligo di risollevare le sorti dell’editoria, ridando a questo settore la giusta importanza. Solo così il giornalismo potrà ricostituirsi come elemento tanto importante per lo sviluppo della società civile.

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* Fino a quando la generazione che è cresciuta prima dell’ era di Internet non si sarà estinta, ci sarà un mercato per i quotidiani stampati. E’ qualcosa che abbiamo nel nostro DNA collettivo: sveglia, caffè, sfogliamo una pagina, leggiamo una notizia sfiziosa, e passiamo il quotidiano a chi ci sta a fianco.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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