Ombrello o Manganello. Il caffè del 6 giugno

IlcaffediMineoDa corradinomineo.it – I grandi giornali “indipendenti” mangiano, come al solito, pane, politica e riforme. La Stampa: “Epifani. Berlusconi garantisca due anni di vita al governo”. E il Pd che gli darà in cambio? A parte che a Letta due anni sembrano pochi. La Repubblica infatti spiega: “La sfida de Letta. Resto 5 anni”. Cacofonia in casa Pd? Con Il Corriere, il quadro si complica. “Governo e Pd, affondo di Renzi. Il sindaco di Firenze si offre per la segreteria (non c’è incompatibilità, spiega, con la funzione di Primo cittadino), non crede che i “saggi costituenti” risolveranno i problemi, chiede una nuova legge elettorale.

Titoli a parte, oggi ho sentito, leggendo i giornali, un nauseante odore di antico. Ecco come e perché. Il 15 ottobre del 2009 un uomo entrò vivo in carcere e ne uscì morto il 22. La sorella, coraggiosa, mostrò il corpo martoriato da ecchimosi e lividi. Picchiato a morte. Ma la Corte d’Assise ha detto che no. Stefano Cucchi è il principale colpevole per la sua morte, una lieve responsabilità solo ai medici che non lo curarono a dovere. 50 anni fa una sentenza così non avrebbe sorpreso.

Gli operai della ex Thyssen di Terni lottano per difendere il loro lavoro. La polizia riceve l’ordine di non farli sedere sui binari, a colpi di manganello. Ferito anche il sindaco del Pd. Ai tempi di Scelba non c’era il Pd, ma era la regola. Anche allora si sarebbe detto e scritto che sulla testa del sindaco si era abbattuto un ombrello. Magari è pure vero, ma non cambia. E non basta. Una famiglia di padroni (si chiamano Riva) si è arricchita con la libertà di inquinare (disastro ambientale) e di nascondere i soldi all’estero sottraendoli agli investimenti (necessari) e al fisco. Ecco che il governo (tardi) nomina commissario l’uomo che la Famiglia aveva nominato Amministratore Delegato. Ma Confindustria e Giornale (quello di Sallusti e Porro) strillano perché così – dicono – si violano i diritti di proprietà.

Attenti. E’ questo il nuovo che avanza all’ombra delle chiacchiere su larghe intese, riforme, pacificazione. A me pare sempre più evidente che la riforma presidenziale non sia tanto una soluzione (sbagliata) ma piuttosto un diversivo. Fumo negli occhi. Oppio per noi sbracati sul divano, davanti al televisore. Berlusconi la usa per distogliere l’attenzione dai suoi processi che potrebbero trasformarlo presto in un leader incandidabile. Giannelli (ma perché a Rainews24 non fanno vedere più le vignette? Qualcuno spieghi alla Maggioni che da tempo sono veri e propri editoriali), Giannelli, dicevo, lo ha capito e così sintetizza “Il presidenzialismo, la proposta del PDL. Un uomo solo al telecomando”. E si vede Silvio davanti a una Camera dove i deputati si sono trasformati in altrettanti televisori. E’ un diversivo “la pacificazione”, lo scrive Piero Ignazi su La Repubblica. Un diversivo dietro cui possono arrivare i manganelli e la gogna (o il tentativo di gogna) per chi si rifiuti di stare al gioco. Diversivo le grandi intese. Ieri, in commissione Istruzione del Senato, abbiamo sfiorato la crisi! Da ridere. Perché si stava parlando della Convenzione di Istanbul, contro la violenza per le donne, ed ecco che un onorevole senatore è insorto per non aver sentito la parola “famiglia”. È la famiglia la soluzione del problema, non la scuola, né la lotta politica e culturale, aperta e trasparente, della civiltà contro la barbarie. E come no? In famiglia si possono picchiare figlie e mogli, quando non peggio, e poi portare la spazzatura in chiesa, nel segreto del confessionale. Non l’ho detto. Per salvare il governo Letta. Scherzo. So che nel PDL ci sono tanti che maturano comportamenti adulti sui problemi di civiltà e che sono le prime vittime di quelli con il telecomando. Quelli che alla parola “famiglia” o “magistratura” (una sceneggiata analoga era appena successa nell’assemblea delle commissioni Riforme e Giustizia) si accendono come torce umane. Comunque, in commissione Istruzione, c’è voluto un intervento saggio e dotto di Sergio Zavoli, sul potere diseducativo della televisione, per superare lo stallo.

Laura Boldrini e Josepha Idem hanno fatto sapere che andranno al Gay Pride di Palermo, il 14 giugno. Sento già crescere un coro di disapprovazione camuffata da ipocrita preoccupazione per la sorte delle istituzioni. A Palermo, invece di governare e di gestire il Parlamento? Insomma, cominceranno a dire che queste due non sono capaci. Che dovrebbero tornare i professionisti della politica. Quelli che per 20 anni si sono chiusi nel palazzo. Con i risultati noti. Anche nel Pd. Secondo Repubblica, saremmo davanti a un “gran ritorno delle correnti, un patto di sindacato anti Renzi per frenare la sua corsa alla segreteria”. Insomma l’area Bersani e quella Franceschini-Letta si sarebbero “saldate”.  E quei Pd che incontro io? Quelli che vorrebbero parlare di politica e non di spartizione dei posti di potere. Che chiedono di capire chi abbia ucciso “il rinnovamento” promesso da Bersani o chi siano i 101 che hanno votato, di nascosto, contro Prodi, per la fretta di andare al governo con il PDL?

Boh. Non indulgiamo al pessimismo. Il Governo le spara grosse poi magari fa marcia indietro. Sul finanziamento ai partiti pare abbia compreso che non si può dare ai partiti il 2 (o 1) per mille se non su esplicita richiesta del cittadino. E Misiani, tesoriere del Pd, ha detto che ci vorrebbero partiti come Emergency. Chissà, forse voterà per Fabrizio Barca.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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