Cisgiordania, ora Israele demolisce anche in Area A

Cisgiordania demolizioni46 anni fa, il 5 giugno del 1967 iniziava la Guerra dei sei giorni. Da allora la Valle del Giordano è uno dei principali target dell’occupazione.

di Emma Mancini (nena-news.globalist.it), 5 giugno 2013 – Non solo Area C. Ora i bulldozer israeliani demoliscono case palestinesi anche in Area A, che secondo gli Accordi di Oslo firmati nel 1993 da Israele e dall’OLP cade sotto il completo controllo militare e civile dell’Autorità Palestinese.

Ieri le forze israeliane hanno distrutto quattro abitazioni a Nuweima, nella Valle del Giordano, a Nord della città di Gerico. A renderlo noto il governatore della città palestinese che ha denunciato aspramente l’accaduto definendolo un’aperta violazione da parte israeliana.

Se per costruire in Area C è necessario il permesso dell’Amministrazione Civile israeliana – un permesso che nella stragrande maggioranza dei casi non viene mai concesso – in Area A non spetta ad Israele rilasciare documenti per la costruzione di strutture permanenti. Il Ministero della Difesa israeliano ha confermato le demolizioni di ieri perché le strutture sarebbe stato costruite illegalmente, senza però specificare che l’area in cui sono state implementate era zona sotto controllo dell’ANP. La COGAT, l’unità del Ministero responsabile per il rilascio dei permessi di costruzione in Cisgiordania ha fatto sapere che sulle quattro abitazioni pendevano ordini di demolizioni confermati da una sentenza della Corte Suprema del 14 novembre 2012.

Mohammed al-Zaid, 66 anni, padre dei quattro fratelli proprietari delle case demolite, ha detto all’agenzia stampa AFP che, nonostante le abitazioni si trovassero in Area A, l’Amministrazione Civile israeliana era stata avvertita della loro costruzione e aveva dato il consenso. Oltre 40 persone sono così rimaste senza un tetto sulla testa, senza ragione apparente.

“Questa è classificata come Area A e siamo preoccupati per le misure prese dalle autorita’ di occupazione, che condanniamo con forza”, ha commentato il governatore di Gerico, Majid al-Feytani.

La Valle del Giordano, una delle regioni più fertili dell’intera Palestina, è da sempre uno dei principali target dell’occupazione militare israeliana: la comunità palestinese ha subito nel corso dei decenni una serie di politiche di trasferimento forzato che hanno ridotto il numero dei residenti dalle 250mila unità del 1967 alle 60mila di oggi, quasi tutte concentrate nella città di Gerico (in Area C risiedono ormai solo 15mila palestinesi). L’87% della Valle del Giordano è Area C, il 7% Area B: ciò significa che l’Area A è ridotta al 6% del territorio, una porzione minima entro la quale le comunità palestinesi possono costruire e lavorare la terra senza restrizioni.

Dell’intera area, il 47% è stata unilateralmente dichiarata da Israele zona militare chiusa e il 20% riserva naturale. La Valle del Giordano ha così finito per diventare simile ad una prigione, chiusa da quattro checkpoint a Nord e a Sud.

A prosperare sono invece le colonie israeliane, 37 insediamenti per lo più agricoli dove vivono circa 9mila coloni e dove si producono gran parte dei prodotti poi venduti a prezzi stracciati all’interno dei Territori Occupati, una politica che ha provocato il crollo della produzione agricola palestinese. A ciò si aggiunge il totale controllo da parte di Israele delle risorse idriche di cui la Valle del Giordano è ricca, con un terzo delle falde acquifere dell’intera Cisgiordania.

Da Tavolaperlapace.it

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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