Turchia, alcuni dei motivi della rivolta

Turchia protesta

Da tavoladellapace.it , 4 giugno 2013 – L’Akp è troppo vicino a una classe di imprenditori che ha trovato fortuna parallelamente all’ascesa del partito: quella dei costruttori.

Articolo di: NEAR EAST NEWS AGENCY

“Ne abbiamo abbastanza di quella che Erdogan considera democrazia e del modo in cui vuole dettare le regole” dice all’agenzia TmNews Ozgur Aksoy, giovane ingegnere che oggi protesta a Gezi Park. “Non è solo questo parco, è tutto quel che è accaduto negli ultimi dieci anni. La gente è arrabbiata, molto arrabbiata”.

Gli oppositori accusano l’Akp di essere troppo vicino a una classe di imprenditori che ha trovato fortuna parallelamente all’ascesa del partito: quella dei costruttori. Gezi Park è al centro di un’ennesima speculazione immobiliare a Istanbul: al suo posto è prevista la costruzione di un nuovo centro commerciale.

Ma non è che il minore dei progetti faraonici promossi dall’ex sindaco Erdogan per la città sul Bosforo, dopo il terzo aeroporto, che dovrebbe accogliere 150 milioni di passeggeri l’anno (distruggendo quasi 1 milione di alberi), il terzo ponte sul Bosforo, che sorgerà in un’area poco abitata, passibile di nuova forte urbanizzazione, e il canale parallelo allo stretto, destinato ad alleggerire il traffico delle petroliere in città.
Per non parlare della maxi moschea, che sorgerà su una collina che sovrasta la parte asiatica di Istanbul e getterà a sua ombra sui gioielli dell’architettura religiosa ottomana in città.

Ma non è solo questo, è anche il crescente martellamento contro i capisaldi di una società laica: nel 2004 l’Akp ha tentato invano di far approvare una norma che qualifica l’adulterio come reato, lo scorso anno Erdogan ha provocato l’indignazione dei gruppi femminili varando una legge che restringe la possibilità di utilizzare contraccettivi e di praticare l’interruzione volontaria della gravidanza, e definendo l’aborto un delitto.

Polemiche sta suscitando anche una controriforma della scuola che riporta in primo piano le scuole religiose, per l’educazione di future “generazioni devote”. Erdogan ha ignorato le proteste ed è partito stamani per il tour di quattro giorni del Maghreb. Prima di partire ha parlato delle elezioni presidenziali del 2014, per le quali probabilmente correrà.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti