Il caffè del 2 giugno

IlcaffediMineoDa corradinomineo.it* – “Basta perdere tempo”. “Vigilerò sui partiti”. I “grandi”, Repubblica e Corriere, intonano quel motivetto che ci piace tanto. E che fa: “meno male che Giorgio c’è”. Ma non era Silvio? Un tempo, sì, mi pare! Ora gli “assaggiatori” delle cene eleganti, Fede e Mora, rischiano 7 anni di carcere e sembra che un ex comunista, carico di storia e di meriti, gli abbia rubato la scena. “Napolitano dà gli ordini”,Il Fatto Quotidiano prova a fare il bastian contrario. Allora vediamo di riassumere il messaggio presidenziale. “Io responsabile (ho accettato il secondo mandato), voi dovete esserlo”. Voi, chi? I Partiti. Gli stessi che hanno occupato lo Stato, quelli che nominano a destra e a manca, che hanno selezionato (male) i dirigenti pubblici, che sequestrano il dibattito politico, mandando in televisione chi vogliono e offrendo l’onore al  Parlamento di poter consentire con il governo? Sì, Napolitano non vede niente di meglio all’orizzonte. Forse non può attendere e perciò detta i tempi: “ll 2 giugno dell’anno prossimo dovrà esserci una prospettiva nuova e sicura….vigilerò su ritardi e inconcludenze”.

Grazie Presidente, ma non ci aveva promesso, a camere riunite, una nuova legge elettorale, dopo tre elezioni con la “porcata”? Lì un problema c’è. A Pagina 3 de La Repubblica, la nota costituzionalista Maria Stella Gelmini spiega infatti che “cambiare la legge elettorale non dà ossigeno ai cittadini”. Il Giornale intervista Matteo Renzi e lo indirizza verso quel che auspica. Che resti al fianco di Letta , sia pure obtorto collo, e intanto dia la scalata alla segreteria democratica. “Se il Pd ha capito di aver perso e ora vuole vincere – dice il Sindaco –  mi candido alla segreteria”. Intanto Letta manda un messaggio di pace, “ancorché sia fiorentino e non pisano” come lui. Poi apre all’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Dopo l’impotenza mostrata dai Grandi Elettori, in Aprile.

Cari lettori di questo sudato blog, compagni di tutte le sinistre. Mi offro di parlarvi del sistema francese. Invitatemi dove volete. Non ho cattedra alla Luiss né ho scritto libri su De Gaulle, come il ministro Quagliariello,  ma qualcosa ne capisco anch’io. Capisco, ad esempio, che se il Presidente divenisse il capo dell’esecutivo (sia pure attraverso un primo ministro che Egli può nominare e sostituire a piacimento (in Francia definiscono il premier “fusibile” della Quinta Repubblica), noi Italiani dovremo cambiare dalle fondamenta l’architettura della nostra Costituzione, per la parte che presiede alla divisione dei poteri e garantisce l’autonomia della magistratura. Che ne sarà del rapporto Governo e Magistrati? Chi difenderà giudici e legge dall’arbitrio del (mutevole) consenso elettorale? Se Napolitano e Letta pensano di poter risolvere tali nodi con Berlusconi,  per di più con un Berlusconi su cui pendono processi vari, che devo dirgli? Auguri! E auguri anche a tutti noi.

Una seconda cosa vorrei dirla al caro Letta. Enrico, chi pensi che sia il responsabile della vergogna di aprile, della non elezione di Marini, Prodi e, perché no,di Rodotà? Noi parlamentari impolitici, o troppo sensibili ai cinguettii grillini, che non abbiamo votato Marini e poi, per ripicca, altri non hanno votato Prodi? O responsabile è stato il gruppo dirigente del Partito Democratico, di cui tu, Letta, eri il numero due? Giuro che alla prossima battuta di un potente sull’impotenza di aprile, scrivo un libro, Poi, servendomi dell’odiata rete, lo mando in lettura a tutti coloro che potranno esser chiamati a eleggere il  segretario del Pd, iscritti, simpatizzanti, votanti alle primarie. Solo per amore di verità.

Ops! Si è fatto tardi. Il caffè rischiate di prenderlo con l’aperitivo. Ma ieri sono andato da Palermo a Modica. 3 ore per arrivare, 3 per tornare. Alternandomi con mio fratello alla guida di un’auto che abbiamo preso a noleggio. Per sostenere un candidato sindaco del Pd, un avvocato giovane e con la faccia pulita, appoggiato dal sindaco uscente, sempre del Pd, il quale aveva trovato il Comune dissestato ed è riuscito a portato in attivo (40 milioni in cassa). Fatica inutile, direte. No, perché deve vedersela con una lista della destra e una del centro. E questo è normale: promettono che torneranno a Modica le vacche grasse. Beati se ci credono davvero. E c’è anche un candidato che un tempo piaceva ad  Alfano e ora è sostenuto dal Megafono (lista del Presidente Crocetta e del senatore Lumia, entrambi iscritti al Pd).

Caro lettore, questo è lo stato attuale. Del Pd, in Sicilia.

* il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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