Bullismo, prevenire si può: le risposte del volontariato, le resistenze delle scuole

bullismoDiverse e “professionali”, nel Lazio, le proposte della associazioni. Poche, però, le richieste. “Non è un problema di risorse, perché interveniamo gratuitamente. Le scuole sono oberate di progetti”. O sottovalutano il problema.

ROMA, 1 giugno 2013 – Il volontariato è pronto a rispondere, ma le chiamate non arrivano: sono diverse, nel Lazio, le associazioni attive per prevenire le manifestazioni di bullismo e sostenere psicologicamente i potenziali “bulli” o le loro vittime: le attività, proposte sopratutto alle scuole ma non solo, spaziano dai corsi di formazione per gli insegnanti ai seminari per genitori e studenti. “Interventi non improvvisati, ma svolti da professionisti – precisa Vincenza Tripaldi, fondatrice dell’associazione Famiglie di angeli onlus”. Interventi gratuiti, per di più, perché nati dalle forze e le motivazioni dei volontari. Eppure, anche di fronte all’emergenza di un fenomeno che desta crescente allarme sociale, pochi sono gli interventi richiesti. Attraverso il Cesv (Centro di servizi per il volontariato), che promuove e coordina le attività di molte associazioni all’interno delle scuole, abbiamo contattato alcune di quelle che svolgono questo tipo di attività.

Associzione Famiglie di angeli. “Ho dato vita a quest’associazione dopo aver perso mia figlia a causa di un incidente stradale – spiga la fondatrice, Vincenza Tripaldi – Ma gli incidenti stradali sono solo un aspetto delle possibili condotte a rischio. Il bullismo è un’altra di queste. Facciamo attività di promozione, andiamo nelle scuole a fare formazione  e informazione per prevenire condotte a rischio, rinforzando l’autostima di ognuno. Abbiamo anche un progetto di formazione di “formatori alla pari”, che ha lo scopo di creare, tra gli stessi studenti, un’attenzione particolare al bullismo. Interveniamo gratuitamente, eppure è difficile che siano le scuole a chiamarci: normalmente siamo noi a proporci. La sensazione è che manchi la rete, ci sia difficoltà ad interagire: ognuno, insomma, coltivi il suo orticello. Eppure chiunque, scuola, genitore o gruppo, può chiamarci per chiedere aiuto. Credo che sia però proprio la scuola a dover per prima veicolare le informazioni: invece, troviamo molte resistenze, forse perché le scuole sono oberate di progetti e rischiano di trascurare servizi fondamentali come questo. E’ l’altra faccia dell’autonomia…”

Associazione Camminare Insieme. “Per tre anni abbiamo gestito uno sportello di ascolto all’interno delle scuole, nell’ambito di un progetto del municipio VIII. Poi il progetto è finito e lo sportello ha chiuso – racconta la responsabile del progetto, Gabriella Ciampi – Lo sportello era molto frequentato, sia dagli studenti che dai genitori. Oggi è attivo presso la sede della nostra associazione, sempre gratuitamente, ma ovviamente è meno frequentato di quanto non lo fosse dentro la scuola. Ho l’impressione che, in generale, le scuole siano molto chiuse rispetto ai progetti delle associazioni, anche quando si tratti di servizi richiesti come questo

Associazione Age Romana. “Quest’anno, nessuna scuola romana ci ha contattato per chiedere il nostro intervento – spiega Lucia Rossi, la responsabile – Forse dipende dal fatto che ricevono troppe offerte, o dai genitori che non rispondono più come un tempo. Noi organizziamo corsi per ragazzi e genitori, perché possano capire come comportarsi di fronte a una manifestazione di bullismo. E’ un tema che scotta, ma il genitore spesso chiede aiuto quando è troppo tardi”.

Associazione L’educazione attiva. “Noi siamo di supporto agli operatori delle ludoteche e li aiutiamo a individuare e affrontare eventuali segni di bullismo tra i ragazzi – spiega la responsabile,  Laura Mayer  – E’ molto sottile la linea del bullismo: da un lato occorre cogliere la difficoltà de ragazzi che lo subiscono, dall’altra quella di chi lo mette in campo, spesso senza rendersi conto del proprio comportamento”.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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