Corruzione e onestà politica.Da Bobbio a Benedetto Croce

Bobbiodi Giorgio Frasca Polara – A proposito di corruzione e di questione morale – termini che tornano, anzi purtroppo restano – di impressionante attualità, credo sia utile ricordare un polemico ed ancora oggi attualissimo editoriale che Norberto Bobbio, straordinario filosofo della politica, scrisse per “La Stampa” nel 1987. Di scandali erano già piene le cronache da un secolo ma il bubbone della corruzione metodica non era ancora esploso nelle forme rivelate da Tangentopoli.

Bobbio partiva dalla constatazione che, nelle elezioni politiche di quell’anno, gli elettori erano stati “quasi del tutto insensibili alla questione morale” posta con forza dall’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer. A tal punto che, almeno con quel voto, i partiti “come il democristiano e il socialista” non erano stati “puniti”. Ecco allora Bobbio richiamarsi polemicamente a Benedetto Croce (che era già scomparso da decenni) il quale aveva bollato la “petulante richiesta che si fa dell’onestà nella vita politica” come “manifestazione della volgare in intelligenza delle cose della politica”. Ci fosse o meno, nel suo ragionamento, una qualche eco machiavellica, Croce proponeva questo argomento: “Nessuno, quando si tratta di curare i propri malanni o di sottoporsi a un’operazione chirurgica, chiede un onest’uomo, ma tutti chiedono e cercano e si procurano medici e chirurghi, onesti o disonesti che siano, purché abili in medicina e chirurgia”. Lo stesso, manco a dirlo, varrebbe per l’uomo politico, “per il quale l’onestà politica non è altro che la capacità politica”. Come dire che l’arte della politica ha le sue proprie regole che non hanno niente a che vedere con le regole morali in base alle quali si giudica un’azione buona o cattiva.

Commento di Bobbio: “L’argomento è scorretto perché non tiene conto della differenza tra l’onestà come virtù morale che vale per ogni uomo in generale, e dalla quale si può effettivamente prescindere nel giudizio sul ‘buon’ medico o sul ‘buon’ politico; e l’onestà specifica di ogni arte o professione o mestiere, che riguarda la buona condotta di una persona nell’esercizio di questa sua arte o professione o mestiere, e rispetto alla quale è perfettamente legittimo e utile distinguere un medico o un politico onesti da un medico o un politico disonesti”. E questi è tale quando “l’azione non è rivolta al vantaggio del corso sociale (allo stesso modo di quella del medico che deve essere rivolta alla salute del corpo fisico) ma a vantaggio proprio o del proprio gruppo”.

Ecco allora che “la questione morale così intesa diventa immediatamente una questione politica, e come tale deve essere analizzata e capita”. Ma, preveggente, Norberto Bobbio aggiungeva, proprio in riferimento all’insuccesso (allora, e più tardi, e oggi) del concetto di questione morale com’era stato posto da Berlinguer, che “quello chiamato paradosso della corruzione politica è fenomeno ben noto, e cioè l’accettazione latente della corruzione coesiste con un sentimento profondo di riprovazione, con la conseguenza che il politico corrotto viene respinto e insieme legittimato”. E citava, il filosofo torinese, un articolo pubblicato su una rivista francese in cui l’autore notava ironicamente che “un episodio di corruzione, anche sostenuto da prove, fa salire la tiratura del ‘Canard enchainé’, può anche assicurare il successo di un libro, ma non fa tremare la repubblica”. Non mi sembra che in ventisei anni le cose siano cambiate.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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