Italia ingovernabile. Subito legge elettorale e conflitto di interessi, poi si torni alle urne

di Stefano Corradino, 26 febbraio 2013*

berlugrillobersaniIl libero esercizio del voto è condizionato da un conflitto di interessi che continua ad essere la principale anomalia democratica in Italia e in Europa. Lo abbiamo scritto a caratteri cubitali in questi anni (e quasi sempre isolati) e continuiamo a pensarlo anche all’indomani dell’esito del voto alle politiche, a conclusione di una campagna elettorale segnata da forti disparità di trattamento dei candidati e in cui neanche il silenzio elettorale della vigilia ha impedito ad alcuni (anzi ad uno solo) di violare le regole. Il voto del 24 e 25 febbraio lascia il paese in una sostanziale ingovernabilità: con un centro sinistra maggioranza alla Camera e minoranza al Senato (per numero di seggi), il boom del Movimento Cinque Stelle, primo partito alla Camera e un Berlusconi purtroppo ancora saldamente in sella a dispetto di quanti (noi certamente no) lo davano per disarcionato.Difficile ora profetizzare quale sarà lo scenario post-elettorale ma è improbabile che un governo nato da questo responso elettorale possa durare a lungo.

“Parlamento bloccato” sottotitolano oggi numerosi quotidiani. L’unico modo per “sbloccarlo”, prima di ritornare alle urne e non rendere evanescente il voto è approvare una norma rigorosa sul conflitto di interessi e cambiare la legge elettorale, cancellando questo metodo truffaldino che impedisce ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti. Tertium non datur.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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