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“La magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana”. Con una vergognosa dichiarazione Berlusconi viola il silenzio elettorale

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24 febbraio 2013 – Se ci fossero ancora dei dubbi sulla priorità che il nuovo parlamento dovrà trasformare in legge basta la cronaca della giornata di ieri: il presidente (onorario…) del Milan, giunto al centro sportivo di “Milanello”, per salutare la sua squadra ha incontrato i giornalisti ma invece di commentare l’ascesa in serie A del suo team o di pronosticare il risultato del derby di oggi Berlusconi è tornato a parlare di politica rompendo di fatto il silenzio elettorale. E se la forma è stata palesemente compromessa la sostanza è ancora più grave con la vergognosa dichiarazione rilasciata ai cronisti: “la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana”. Fin da quando Articolo21 è nata (nel 2001) ha messo al primo posto delle sue battaglie quella di una legge chiara e rigorosa sul conflitto di interessi. Ed è anche il primo dei 6 punti della dichiarazione comune che abbiamo chiesto di sottoscrivere, l’8 febbraio presso la Fnsi, a 43 candidati di diverse liste. Ieri abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione che una legge sul conflitto di interessi è La priorità. Quanto poi alla dichiarazione in sé purtroppo non c’è di che stupirsi visto che viene da un personaggio che ha definito Vittorio Mangano un eroe  e che ha fatto di tutto per delegittimare e offendere la magistratura e per salvarsi dai processi a colpi di leggi ad personam. Possiamo solo sperare che lunedí 25 febbraio sia il giorno della Liberazione da un ventennio di berlusconismo, la principale metastasi per la democrazia del secolo scorso (insieme al fascismo) e dei dodici anni che abbiamo alle spalle.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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