La7, la trama è un po’ cambiata ma il finale potrebbe essere lo stesso, a meno che Della Valle…

 di Stefano Ferrante, da articolo 21, 15 febbraio 2013

Centro di produzione LA7 in Via NovaroQuello che rischia di andare in onda su La7 è il remake di un film già visto nel 2001. Allora, pochi mesi dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni, la Telecom appena acquistata da Tronchetti Provera azzerò in fretta e furia, pagando penali e liquidazioni assai onerose, il progetto del terzo polo tv di Fazio, Giovalli e Lerner, che faceva perdere il sonno dalle parti del Biscione. Oggi la trama è un po’ cambiata, ma il finale potrebbe essere lo stesso: alla vigilia di una tornata elettorale che potrebbe porre le premesse per ridisegnare il mercato radiotelevisivo e scardinare il duopolio, c’è chi vorrebbe che alla spiccia Telecom cedesse La7, proprio quando, l’emittente rivitalizzata dall’informazione della sua redazione, da Mentana, Gruber e Santoro, dimostra di poter essere protagonista nel mercato televisivo.Al di là della modalità della cessione, non scevra dall’ombra di intricati conflitti di interesse degli azionisti, la sua tempistica è davvero discutibile.
Perché vendere prima del voto una tv che dopo le elezioni potrebbe valere di più ed essere più appetibile, soprattutto se il responso delle urne fosse negativo per Berlusconi?
La7 sarebbe venduta così a un prezzo congruo, visto che le offerte finora arrivate sono lontane dalle attese dichiarate dai vertici di Telecom all’avvio della procedura di cessione?
Come mai Telecom mette in vendita oggi frequenze televisive (bene comune, demaniale, che lo Stato ha assegnato a La7 per svolgere la sua funzione pubblicamente rilevante) che tra non molto avranno un valore notevolmente superiore perché, secondo la legge, diverranno utilizzabili anche per la telefonia?
Gli interessati all’acquisto (Cairo, già stretto collaboratore di Berlusconi e oggi concessionario pubblicitario di La7, con un contratto per lui vantaggiosissimo e di lunga durata, e il Fondo Clessidra, guidato da Sposito, già dirigente delle aziende di Berlusconi) hanno un progetto industriale credibile per il futuro della Tv e un profilo in grado di garantire a La7 la libertà editoriale di cui ha goduto con l’editore Telecom?
Sono questioni che, evidentemente, non riguardano solo il futuro di un’azienda e dei suoi lavoratori, giornalisti e non.
In gioco ci sono principi cardine della democrazia liberale: la libera concorrenza, la trasparenza delle dinamiche finanziarie ed economiche, il destino di un bene pubblico importantissimo come l’etere, e, soprattutto, la libertà d’informazione garantita dall’articolo 21 della Costituzione.
Il prossimo governo non potrà non affrontare il nodo del pluralismo del sistema televisivo, già gravemente vulnerato dal conflitto d’interesse dell’ex premier–editore. Forse è con questa consapevolezza che i sostenitori della vendita-lampo e a ogni costo si stanno muovendo in queste ore.
da Repubblica.it:  “Della Valle prepara l’offerta, pronta la lettera al Cda di Ti Media. Il fondatore di Tod’s ha già firmato l’impegno di riservatezza per accedere alle carte messe a disposizione dalla società all’advisor, ha messo i legali al lavoro e ingaggiato una banca d’affari internazionale che lo assiste. Ha bisogno però di qualche settimana per metter a punto un’offerta interessante assieme ad altri cinque o sei imprenditori del made in Italy, cercando di coinvolgere anche chi lavora a La7 (da Enrico Mentana a Michele Santoro). Lo schema dell’offerta di Della Valle punta solo su una tv (La7 senza Mtv) e lascia a Telecom Italia il business delle infrastrutture e i multiplex. (16 febbraio, ore 12)”.
* membro del Cdr La7, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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