I politici italiani? Arretrati su gay ed eutanasia

EurispesSecondo l’ultimo rapporto Eurispes, circa otto italiani su dieci auspicano una regolamentazione delle coppie di fatto e il diritto a un fine vita dignitoso.

 

da Cronache laiche, 31 gennaio 2013 – C’è una divergenza netta tra il mondo della politica e i cittadini italiani. E riguarda i cosiddetti temi eticamente sensibili, più precisamente la salvaguardia dei diritti civili. La conferma arriva dal nuovo Rapporto Eurispes secondo il quale gli italiani dimostrano di essere assai sensibili ai temi etici, evidenziando posizioni diametralmente opposte a quelle rappresentate in parlamento negli ultimi anni in maniera trasversale. Le rilevazioni dell’istituto di statistica dicono infatti che il 77,2 per cento degli italiani è d’accordo sulla necessità di una regolamentazione delle coppie di fatto, anche omosessuali. Inoltre il campione esaminato è fortemente critico con la legge 40 sulla Procreazione assistita affermando, nella misura del 79,4 per cento, che la maternità-paternità non possa essere coartata da norme restrittive e retrograde anche dal punto di vista scientifico. In sostanza, per otto italiani su dieci la legge andrebbe cambiata definitivamente. La cattiva informazione incide invece sulle posizioni rispetto la pillola abortiva, che peraltro riscuote il 63,9 per cento dei consensi contro il 58 dello scorso anno. Aumenta, poi, l’interesse nei confronti del dibattito sul testamento biologico e sta facendo breccia in maniera significativa anche l’eutanasia per i casi estremi. Lo scorso anno erano favorevoli appena la metà degli italiani (50,1 per cento), oggi sono il 64,6. Muta completamente, invece, il giudizio sul suicido assistito: dicono no il 63,8 per cento degli intervistati. Più in generale, gli italiani ribadiscono il diritto all’autodeterminazione sul fine vita, dicendosi favorevoli nel 77,3 per cento dei casi a una seria legge sul testamento biologico.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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