Conflitto d’interessi e legge Gasparri: “due riforme fondamentali anche per la Lista Monti”. Intervista a Andrea Olivero

di Gianni Rossi, 25 gennaio 2013*

andreaolivero1L’anomalia italiana nel campo dei media è uno degli argomenti purtroppo fuori dal dibattito politico, ma l’assenza di leggi liberali, europee e severe sta creando ancora una volta uno stravolgimento della campagna elettorale. Si tende a tenere sotto la cenere temi, come quelli delle libertà d’informazione, tutela e sviluppo del servizio pubblico, regole antitrust, ritenuti a torto meno prioritari rispetto alla crisi economica e finanziaria. Ne abbiamo parlato con Andrea Olivero, 42 anni, di Cuneo, per 7 anni presidente delle Acli e oggi capolista al Senato nel Piemonte per la Lista Monti.Olivero, una volta eletto al Parlamento, come pensa di affrontare il tema del conflitto di interessi insieme a quello di una seria legislazione antitrust che comprenda anche l’abolizione della legge Gasparri?
“E’ uno dei temi che la nostra lista ha posto tra quelli chiave. Anche nell’Agenda Monti c’è un capitolo a questo dedicato, perché crediamo sia una degli elementi dell’anomalia italiana. E’ una delle cause della grave crisi della politica. Mi impegnerò affinché dall’Agenda queste cose diventino una concreta azione politica, qualunque sia il nostro ruolo nella prossima legislatura”.

Certo, sembrano temi lontani dall’attuale crisi economica e sociale, eppure non pensa che siano alla base di un ordinato sviluppo della democrazia?
”Esattamente! Una corretta informazione è alla base di qualunque modalità altrettanto corretta di gestione della società. Né in ambito politico né in ambito sociale si può pensare di avere sviluppo, senza una forte trasparenza e una garanzia di legittimità in questi ambiti”.

Come avrà notato, proprio grazie all’attuale legge su conflitto di interesse e alla Gasparri, in realtà Berlusconi riesce comunque a invadere gli schermi, modificando a suo favore anche i sondaggi che prima lo davano ampiamente sconfitto.
“Credo che l’abbiamo visto negli ultimi 20 come il possesso dei media offra una straordinaria possibilità di manipolazione degli stessi e, quindi, si traduce anche in una manipolazione di quelli che sono i pensieri dell’opinione pubblica. Questo condizionamento rende estremamente difficile il confronto democratico e, l’abbiamo visto in tante occasioni, impedisce la trasformazione del paese.
Abbiamo ridotto l’Italia ad un talkshow che si ripete sempre uguale da 20 anni! Persino l’opposizione talvolta sembra accettare le regole di questo spettacolo”.

Pensa che la Gasparri andrebbe abolita e che la RAI andrebbe rafforzata e svincolata dal controllo dei partiti, come chiediamo ai candidati dei diversi partiti con l’Appello di Articolo 21, che presenteremo l’8 Febbraio?
“Penso che bisogna modificarla radicalmente, se non abolirla. I punti cardine sono certamente il mantenimento del Servizio pubblico, ma al contempo la trasformazione della Rai in soggetto autonomo in grado di valorizzare le professionalità e liberarsi dal laccio della partitocrazia che ha via, via limitato le sue possibilità, le sue capacità. Ci accorgiamo che la Rai per molti versi è un “Gigante legato”, che ha grande potenzialità inespresse, perché bloccato proprio dai lacci di una partitocrazia, odiosa ancor di più in quanto oggi i partiti non hanno più riconoscimento popolare. In fondo, con la vecchia partitocrazia erano pur sempre rappresentate delle idee. Oggi, invece, ci sono solo delle oligarchie”.

*da Articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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