Catania, San Cristoforo. Allarme da “I Cordai”: “sparano alla nostra redazione”.

Catania. San Cristoforo. Allarme da "I Cordai": "Sparano alla nostra redazione"

OSSIGENO – Catania, 21 gennaio 2013 –Giovanni Caruso, della redazione de I Cordai, giornale del quartiere San Cristoforo di Catania, che fa parte della rete de I Siciliani giovani, ha scritto a Ossigeno per segnalare le minacce e le intimidazioni che negli ultimi mesi hanno colpito la sede dell’associazione di volontariato GAPA, editrice del giornale, che nel quartiere popolare fa un lavoro di aggregazione sociale e svolge iniziative di educazione alla legalità. La notte di San Silvestro le intimidazioni sono culminate in tre colpi di pistola sparati dentro la sede dell’associazione.

di Giovanni Caruso

La notte di San Silvestro Sono stati esplosi tre colpi di pistola contro la nostra sede. Nessuno è stato colpito perché la sede era chiusa, ma l’intimidazione è evidente. Abbiamo denunziato questi spari contro la nostra sede alle forze dell’ordine, come abbiamo sempre denunciato tutti gli altri episodi di intimidazione o di vandalismo contro il nostro centro. Quest’ultimo episodio è certamente il più grave. Per fortuna, da quando abbiamo messo in rete l’articolo che racconta l’episodio, la solidarietà dei cittadini e di altre organizzazioni sociali e di altre testate è stata grande.

In questi ultimi mesi abbiamo subito diverse intimidazioni: cassonetti per la promozione della raccolta differenziata bruciati, tentativo di scasso, incursioni di teppisti legati allo spaccio o al disagio adolescenziale. A ottobre è stata l’unica scuola media del quartiere, l’I. C. Andrea Doria’, è stata sfrattata per morosità. Adesso nella strada della scuola, la sera prende servizio uno spacciatore, che probabilmente è andato poco a scuola e che fa quel “lavoro” per campare la famiglia.

I Cordai è un giornale di quartiere, un piccolo mensile che fa “informazione di strada e dal basso. Fa parte della rete de I SICILIANI giovani. Il direttore è Riccardo Orioles. Io sono un foto reporter. I redattori sono dieci ragazzi e ragazze. Scrivono per passione, ispirandosi all’insegnamento del direttore dei “I Siciliani” Giuseppe Fava sul valore sociale dell’informazione.

I Cordai esce regolarmente ogni mese da otto anni. Ha una tiratura di duemila copie. E’ distribuito in modo militante nel quartiere e nel resto della città. Inoltre viene rilanciato sul sito web del GAPA  e su quello de I SICILIANI.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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