Cinquantamila firme per Guzzanti e la7. “No alla censura alla satira”

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Cinquantamila. Tante sono le adesioni pervenute sul sito www.change.org alla petizione contro il bavaglio a Corrado Guzzanti e a la7,  lanciata dal direttore di Articolo21 Stefano Corradino. La petizione è letteralmente esplosa sulla rete. Migliaia “i mi piace” su facebook, centinaia di condivisioni e di twitt. Le petizioni rilanciate da decine di blog e siti internet. Corrado Guzzanti denunciato per vilipendio alla religione. L’accusa viene dal L’associazione telespettatori cattolici “Aiart”, che ha deciso di denunciare l’emittente la7 per  aver trasmesso venerdì 4 gennaio “Recital”. Secondo l’Aiart il comico e attore romano avrebbe “offeso con battute da caserma il sentimento religioso degli italiani, vomitando insulti e falsità per oltre un’ora di spettacolo”. Ma la reprimenda mediatica è andata oltre la querela con la richiesta della sospensione del programma. La petizione è stata lanciata per chiedere all’Aiart di ritirare la denuncia e la richiesta di cancellazione del programma. Una richiesta fatta in nome dell’articolo21 della Costituzione, della libertà di espressione e di satira.

La petizione ha suscitato una pronta replica da parte di Luca Borgomeo, Presidente dell’Associazione di telespettatori cattolici Aiart: “Facciamo notare a Change.org che la denuncia non è contro Guzzanti ma contro La7. Non è in pericolo  la libertà d’espressione o di satira. Vogliamo solo che sia rispettato il sentimento religioso e che questo non sia dileggiato. Coloro che hanno firmato la petizione hanno visto tutto lo spettacolo andato in onda su La7?”

“Una replica piuttosto singolare” – controreplica Stefano Corradino, direttore di Articolo21 e promotore della petizione. E “francamente dichiarare che la denuncia sia rivolta non contro  Guzzanti ma contro La7 non sminuisce il grave errore dell’azione legale, tutt’altro: perché colpisce contemporaneamente sia l’emittente che ha mandato in onda “Recital” sia di riflesso il comico per aver interpretato il personaggio così sgradito all’Aiart. Sbagliato anche affermare che Guzzanti ha dileggiato il sentimento religioso. La satira dileggia, irride, schernisce le gerarchie e le iconografie, non certo i sentimenti. Non è in pericolo la libertà d’espressione o di satira? Allora si ritiri la denuncia e la richiesta di sospensione del programma: sono troppi i bavagli e le censure a cui abbiamo dovuto assistere impotenti negli ultimi venti anni”.

Ieri sera, venerdì 11 gennaio la7 ha mandato in onda la seconda puntata, ci auguriamo che nessuno torni a contestare la straordinaria satira di Corrado Guzzanti. Ma i censori sono sempre in agguato, per questo la petizione resta on line.

* da articolo 21, 12 gennaio 2013. Il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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