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Mi chiedono quotidianamente: ma Beppe che fa?

di Giorgio Santelli, pubblicata da Grillie Pinocchi su facebook il giorno Martedì 8 gennaio 2013 alle ore 0.45 ·

 Sempre più persone che mi conoscono, che conoscono Beppe Giulietti, e Articolo 21 mi fanno questa domanda. Beppe che cosa fa? Nel senso che la legislatura è ormai finita e nessuno parla o vede una ricandidatura in parlamento del portavoce di Articolo 21. Qualcuno dice che comunque ha avuto una lunga esperienza parlamentare. Altri che a questo punto, dopo tutte le battaglie che abbiamo fatto, forse Beppe meriterebbe un’esperienza di governo. Due posizioni condivisibili. Io però continuo a farmi una domanda. E ci rimugino sopra sempre più spesso. E’ finita quella missione comune che ci eravamo assegnati nel 1994, quando Beppe fu candidato la prima volta? E quella che poi proseguì, facendo nascere quella straordinaria esperienza che è Articolo 21. Abbiamo ottenuto ciò che abbiamo inseguito per 18 anni? Purtroppo no. Anche se abbiamo fatto tanto. Abbiamo posto per più di una volta al centro dell’agenda politica il diritto al pluralismo, la salvaguardia dell’articolo 21 della Costituzione.

 

Abbiamo fatto discutere donne e uomini con storie e con appartenze culturali e politiche diverse. Abbiamo dato voce al mondo della cultura, del cinema, del teatro, dell’informazione. Mondi che hanno imparato a percorrere strade comuni. Abbiamo percorso una parte di quella strada ma se andiamo a vedere i risultati ottenuti, ci manca ancora molto da fare.

 

Questi 18 anni sono stati pesanti. E di fronte a noi quel rischio che abbiamo rappresentato non in Berlusconi ma nel berlusconismo non è affatto superato. Il conflitto di interessi è ancora lì dove lo abbiamo trovato, gli interventi a favore del pluralismo dei media sono una battaglia continua, le battaglie l’estensione dei diritti, per un lavoro più sicuro e meno precario. Sono obiettivi che dobbiamo ancora raggiungere. E’ vero, potremmo avere in parlamento, nel prossimo parlamento, tante donne e uomini che quella strada l’hanno percorsa con noi. Speriamo che ci possa essere Roberto Natale, Flavio Lotti,  Laura Boldrini, Gabriella Stramaccioni, Franco La Torre, Stefania Pezzopane,  Cesare Damiano, Pina Picierno, Vincenzo Vita, Francesca Puglisi, Lara Ricciatti. Ma non ci sarà Beppe in Parlamento e questa cosa non può passare inosservata. Perchè ogni volta, fin dalla prima ricandidatura, abbiamo dovuto lanciare sempre appelli per chiedere la ricandidatura di Beppe Giulietti. E la ragione è semplice. I temi che ha portato in parlamento sono stati sempre scomodi. E scomodo è stato sempre anche lui perchè indipendente. Non per “fini” personali ma perchè quando si affrontano temi scomodi la scomodità non fa comodo a nessuno.

 

“Che farà Beppe?” Posso dire che non penso farà il pensionato. Posso dire che non penso smetterà di lavorare con, in e per Articolo 21. Posso dire che saprà dare una mano a quei parlamentari che sceglieranno di portare avanti le battaglie e le campagne di Articolo 21. Posso dire che continuerà a voler bene al servizio pubblico e che lavorerà perchè sia libero e indipendente. Posso dire che ciò che faceva in Parlamento lo farà fuori, con la stessa identica forza e determinazione. Che sarà in prima linea contro il conflitto di interessi e lavorerà affinche la carta di intenti di Articolo 21 non resti solo sulla carta.

Poi qualcosa mi permetto di dirla io.

 

Posso dire che ringrazio tutti coloro che hanno permesso questi anni di impegno parlamentare di Beppe perchè non penso che nessuno sia mai rimasto deluso di aver riposto in lui quella fiducia.

Posso dire, però, che mi aspettavo che qualcuno si chiedesse, non per pietire deroghe particolari ma in una discussione legata alla buona politica, alle buone idee e in ragione dell’impegno dimostrato, quanto potrà pesare l’assenza di Beppe dal Parlamento. Posso dire che mi aspetto che i leader dei partiti e delle formazioni che hanno condiviso con noi le nostre campagne e che molte volte Articolo 21 è riuscito a far dialogare proprio sui temi del pluralismo, dicano che in ogni caso di Articolo 21 c’è una immutata necessità.

 

E onestamente, immaginando quanta necessità ci sarà di persone che nel governo abbiano da mettere a frutto l’impegno mostrato in questi anni, mi aspetto che fin da subito quei leader in modo trasversale comincino a ragionare sul fatto che forse, dopo 18 anni di analisi e proposte a favore della cultura e dell’informazione, si pensi al mondo di Articolo 21 come il luogo dove individuare una risorsa utile al governo di questo Paese. E se si penserà ad Articolo 21 non si potrà non pensare a Beppe Giulietti.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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