Hitler, la scuola e i tifosi

HitlerRoma. 30 giugno 2012 – Mentre giornali e telegiornali continuano a dilettarsi del facile accostamento tra le imprese dei due super-Mario, Monti e Balotelli, in difesa della patria italiana, nandocan ve ne propone oggi uno, assai meno divertente ma tristemente istruttivo, tra due diverse notizie provenienti dalla Germania e appena pubblicate entrambe sul Corriere della sera.

La prima riguarda gli scontri tra tifosi italiani e tedeschi  dopo la semifinale degli Europei, vinta dall’Italia. In varie città tedesche le forze dell’ordine hanno operato decine di arresti e diversi tifosi sono finiti in ospedale. Nella città di Wuppertal, nell’ovest della Germania, la polizia è intervenuta per bloccare circa 800 tedeschi e 600 italiani pronti a scontrarsi. Nonostante il vasto dispiegamento delle forze dell’ordine, tuttavia, 13 persone sono rimaste ferite, 27 sono state fermate e 18 arrestate. A Wolfsburg, nord della Germania, che conta la maggiore colonia italiana del Paese, si sono registrati tafferugli e caos per oltre un’ora dopo la fine della semifinale. Diversi i feriti, 14 gli arresti. A Kassel, nel centro del Paese, un tifoso è stato fermato dopo aver lanciato un petardo contro l’opposta tifoseria, ferendo una donna; sei gli arresti.

La seconda notizia riguarda una ricerca su Hitler tra gli studenti liceali tedeschi, da cui risulta che per metà non sanno che era un dittatore e per un terzo pensano che fosse un “protettore dei diritti umani”. Per quattro ragazzi su dieci poi democrazia e dittatura si equivalgono. Lo studio è stato condotto dalla Freie Universitaat di Berlino sotto la direzione del professor Klaus Schroeder, intervistando 7400 studenti in cinque tra i maggiori Länder del Paese: Baviera, Baden-Württenberg, Nord Renania- Vestfalia, Sassonia-Anhalt e Turingia. Tre all’Ovest e due all’Est.

«Questi studenti – ha commentato Schroeder –  non hanno quasi nessuna conoscenza politica e non hanno nessuna idea di concetti come ‘libertà di parola’ o ‘diritti umani’». «Forse  – ha aggiunto – dovremmo aumentare le lezioni di storia contemporanea e diminuire lo studio delle altre epoche». In attesa e nel timore di conoscere i risultati di un analogo sondaggio nel nostro paese, credo sarebbe meglio non sottovalutare, in tempi di crisi come questo, le possibili conseguenze di una ignoranza di massa della storia  sugli sviluppi a breve termine della politica europea.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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