Bruno Tinti: oggi in Italia evadere il fisco conviene, ma se lo Stato…(video 9’32”)

Tinti BrunoBruno Tinti parla di tasse con il suo stile diretto nell’incontro di Libertà e Giustizia di Roma su “La Costituzione tradita e il sistema fiscale iniquo” .
Ha passato anni a combattere l’evasione da magistrato e non nasconde l’amarezza di chi ha toccato con mano la mancanza di una volontà precisa di risolvere il problema.
“Tutto il sistema di leggi e sanzioni – dice – è fatto per non funzionare. Perché se da noi si colpiscono gli evasori, si perde una bella fetta di consenso. Quel consenso acquistato con anni di “tolleranza fiscale” e di elargizioni senza limiti, che hanno causato un debito pubblico immane”.
Ecco perché restituire equità al sistema rappresenterebbe in Italia una vera rivoluzione e “la rivoluzione delle tasse” è il titolo che Bruno Tinti ha dato al suo ultimo libro, uscito l’anno scorso per Chiarelettere. Il modo per colpire davvero gli evasori, come si fa negli Stati Uniti e in altri paesi più evoluti del nostro, ci sarebbe. Tinti lo spiega neli libro e durante l’incontro registrato in parte da questo video. Tra il 1992 e il 2000 è stato presidente di tre successive commissioni ministeriali per l’elaborazione di una nuova legge penale tributaria. Il Parlamento la approvò ma con modifiche tali da renderla del tutto inefficiente.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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