Appello alla RAI: non chiudete quelle sedi!

Roma, 29 febbraio 2012 – Da non crederci. La RAI, pensando forse di anticipare così la richiesta di austerità del governo Monti, appare sempre più decisa a liberarsi di tutto quello che potrebbe ancora farla assomigliare a un servizio pubblico. Dopo aver ceduto buona parte della migliore RAI tre, ora tocca agli uffici di corrispondenza d’essere drasticamente ridimensionati. A cominciare dalla RAI Corporation di New York, costretta a traslocare in un momento particolarmente impegnativo com’è quello di un’elezione presidenziale negli Stati Uniti. Peggio ancora, si è deliberato di chiudere le sedi di Nairobi, Beirut, Istanbul, Nuova Delhi, Buenos Aires, Mosca e il canale Rai Med.

Per scongiurare questa follia e dare invece agli italiani “più informazione di qualità dal mondo e sul mondo” è stato lanciato stamani un appello dalla sede della Federazione della Stampa, su iniziativa della Tavola della Pace e di Articolo 21, FNSI, Usigrai, riviste missionarie come Nigrizia,Missione Oggi,Popoli e missione,Misna, il Premio Ilaria Alpi e il Coordinamento nazionale degli enti locali per la Pace e i Diritti Umani. 

L’alibi a sostegno della tesi della chiusura – ha precisato Ennio Chiodi, tuttora a capo della struttura corrispondenti esteri dell’azienda – “è la loro scarsa produttività. Io parlerei piuttosto di scarsa visibilità della loro presenza e del loro lavoro, da attribuire però a direttori e redazioni nazionali troppo “provinciali”, troppo conformiste, legate a logiche di ascolto tutte da dimostrare e a sommari spesso banali, ripetitivi e poco coraggiosi”.

Andrea Melodia, presidente dell’Unione cattolica stampa italiana, è ancora più esplicito: i direttori di testata della Rai o molti di loro non si oppongono alla chiusura perché preferiscono far seguire i pochi avvenimenti esteri che li interessano a inviati ‘di fiducia’ direttamente alle loro dipendenze. Insomma, niente deve sfuggire alla lottizzazione da parte dei partiti.

928.500 euro, tanto costano le sette sedi che si vogliono chiudere in Africa, Asia, Russia, America Latina e Europa, si possono facilmente risparmiare tagliando i veri sprechi che si annidano nei cachè milionari di molti artisti o nei compensi di molti dirigenti. Sulla questione sta discutendo in queste ore la Commissione parlamentare di  Vigilanza con il Presidente e il Direttore Generale dell’Azienda.

I numerosi parlamentari presenti all’incontro (Vernetti,  Giulietti, Merlo, Carra, Rao, Vita, Melandri, Pardi, Conte) hanno ribadito il loro personale impegno contro una decisione “folle” che, è  stato detto, impoverisce la Rai. Gli onorevoli Vernetti e Giulietti  hanno annunciato di voler presentare un’apposita mozione alle commissioni esteri e cultura della Camera.

A conclusione dell’incontro Roberto Natale, Presidente Fnsi, ha letto il secondo articolo del contratto di Servizio in cui si afferma che la  Rai deve “assicurare un elevato livello qualitativo della  programmazione informativa, ivi comprese le trasmissioni di  informazione quotidiana e le trasmissioni di approfondimento, i cui  tratti distintivi sono costituiti dall’orizzonte europeo ed internazionale, il pluralismo, la completezza, l’imparzialità, obiettività, il rispetto della dignità umana.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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