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Una scuola di formazione per andare “oltre la crescita”

di Cinzia Di Fenza – Si è svolto il 2 febbraio scorso, presso la Casa Internazionale delle  Donne, l’incontro di presentazione della Scuola di formazione "Oltre La Crescita: dalla società della crescita alla crescita della società" realizzata da  Libertà e Giustizia (circolo di Roma) e dalla Rete Internazionale delle Donne per la Pace. In coda a questo articolo troverete i link ai video dei vari interventi registrati da Francesca Galluccio.  L’idea di una Scuola è nata come una modalità opportuna per  costruire informazione intorno al tema di un diverso paradigma di sviluppo e modello economico. E dall’esigenza, fortemente sentita dai promotori, di affrontare questioni complesse, ma che, come società civile e cittadini, dobbiamo capire per partecipare al cambiamento che questa crisi multifacce – economica, ecologica, sociale – rende urgente.

L’obiettivo è proprio di contribuire a creare uno spazio di conoscenza e di partecipazione sociale su temi scomparsi dall’informazione dei media e dall’agenda politica, quali l’ambiente e il clima, pressoché unanimemente ritenuti marginali rispetto all’ormai onnipresente spread e alla cronaca rosa/nera. E con grosse responsabilità per la mancata formazione di un’opinione pubblica diffusamente consapevole della reale portata di questi temi per il futuro comune. E ragionare sulle alternative praticabili e soprattutto ora indispensabili. Perché oggi più che mai (in)formazione e autoformazione  sono strumenti fondamentali per riflettere intorno a questioni così cruciali e capire quale società intendiamo costruire. E perchè la CONOSCENZA incide sul processo di formazione delle nostre decisioni sui temi economici, sociali e ambientali ed una società democratica può funzionare solo se le persone si impegnano e partecipano.

Tre parole/concetti chiave su cui focalizzare l’attenzione: Crescita (ancora?), Ambiente e Informazione.  La parola Crescita, inflazionata, ma non ragionata, è una della più citate quotidianamente da politici di tutti gli schieramenti, dai media, da larga parte degli economisti, ovunque. Basti citare un dato dal Venerdì di Repubblica del mese scorso, laddove emerge che “crescita” è stata leader assoluta della graduatoria  nei principali tg nazionali nel 2011 (al secondo posto la parola spread, sconosciuta ai più fino a poco tempo fa ed al terzo, disoccupazione) con ben 1.036 citazioni.

E’ stato evidenziato come l’assuefazione a considerare questo concetto e le sue conclusioni come vere e inevitabili porti a non porci neanche più domande su cosa significhi, sui suoi  limiti, sugli impatti sull’ambiente, la società e le migrazioni, se sia davvero ancora possibile continuare a crescere, chi e cosa, fino a quando, se ci siano alternative praticabili a lungo termine e se davvero la crescita è la panacea sociale ed economica oggi. E su che relazione davvero c’è tra crescita e occupazione. E quanto costa a noi tutti la macchina della crescita?
Quando questo diventa retorica ed è  accettata e non discussa, gli effetti si riscontrano in politiche pubbliche  poco finalizzate al bene comune.
La seconda è l’ambiente e la questione climatica, strettamente collegata. Sottolineare la centralità dell’ambiente in ogni discussione, perché oggi parlare di ambiente significa parlare di sociale, di economia, di occupazione. Alcuni dati che dovrebbero impressionarci: nel 2011 in tutto il Pianeta il saldo tra risorse ambientali disponibili fino alla fine dell'anno e risorse che abbiamo consumate è andato già in deficit al mese di settembre (Global Footprint Network) Cioè, abbiamo consumato, in solo nove mesi, le risorse che la Terra ha a disposizione per un anno, attingendo nei tre mesi successivi, ad un capitale ambientale non rinnovabile e causando un passivo con la natura.

Contribuire a stimolare reale coscienza della posta in gioco se si continua ad affrontare le enormi sfide che già  abbiamo davanti con questa mentalità insensata della crescita come fine ultimo ed illimitato. Il nodo è innanzitutto culturale –come ha sottolineato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF e segretario generale del Club di Roma. Malgrado la conoscenza scientifica sia notevolmente cresciuta, il divario con la mentalità diffusa è ancora enorme e ancora carente la consapevolezza dei limiti fisici alla crescita economica. Urgono invece diversi strumenti  di pensiero per affrontare questa crisi che è del modello di sviluppo ed economico e che è soprattutto grave nella dimensione ambientale. Abbiamo tutti oggi l’obbligo – e l’opportunità – di cambiare.
Non ci aiuta l’informazione dei media tradizionali, cioè delle uniche fonti di informazione ancora per i più.
Infine,  l’informazione, su cui la scuola metterà l’accento, sia come ruolo dei media tradizionali  e nuovi media, sia sul diritto all’informazione su questi temi.
Sull’importanza dell’informazione per una cittadinanza ed una società in grado di valutare quanto accade,  è emersa  la citazione di Paul Ginsborg  “le decisioni di ciascuno dovrebbero potersi fondare sull’informazione e la riflessione”. Buone decisioni pubbliche e private, come cittadini, elettori, consumatori, produttori, lavoratori, studenti, possono nascere solo da una buona informazione, per smontare il mito e la retorica vuota intorno alla crescita. E formare cittadini consapevoli e responsabili e società democratiche.

La questione climatica è centrale per il futuro degli esseri viventi, ma non compare più e pare non interessare media e politica. Chavez ha detto: “Se il clima fosse una banca sarebbe già stato salvato”. 
Il cambiamento climatico riguarda i paesi già più esposti, ma oggi tocca anche noi:le vittime ambientali cominciano a contarsi anche in Italia, come hanno di recente dimostrato le alluvioni di Genova e Cinque Terre. Così come le ondate migratorie dovute proprio agli effetti del cambiamento climatico sulle terre di paesi già sfruttati economicamente, e che si intrecciano con  il depredamento di  risorse naturali e materie prime per alimentare la nostra crescita economica.  E’ quanto rimarcato dall’intervento di Marica Dipierri di ASud, ricordando anche il rischio che la crisi climatica stia finanziarizzandosi, diventando un altro modo per foraggiare ancora crescita e produzione.
Alla mutazione di fondo avvenuta da economia a finanza ha dedicato spazio l’economista Alberto Castagnola, che invita ad interrogarsi a fondo sulla possibilità, che esiste ed è basata sul rallentamento della produzione e dei consumi, di un sistema economico completamente diverso. Come è possibile che i mercati finanziari siano diventati capaci di condizionare e destabilizzare intere economie?
L’analisi lascia emergere come, a conti fatti, nessuna misura sia in realtà stata adottata per modificare  i comportamenti nella sfera finanziaria, col risultato che oggi sitamo ritornando agli stessi livelli della crisi del 2007. 
Mentre ancora, irresponsabilmente, non si tengono in conto gli effetti a lungo termine sulla società, sull'occupazione, sull'ambiente. Quando ce ne renderemo conto?

A monte di tutto ciò resta  la responsabilità di TV e stampa sul vuoto dell’informazione su queste questioni e su un altro modello di sviluppo e la necessità di farle riacquisire il ruolo di servizio pubblico e sociale. Stefano Corradino di Art. 21, sottolinea come sarà difficile parlarne in modo corretto finchè si darà voce sempre agli stessi assertori della crescita. Reimpostare l’informazione e rovesciare la piramide sarebbe la svolta.

 

I Video degli interventi

incontro di presentazione Scuola Oltre La Crescita. Dalla società della crescita alla crescita della società

 

Intervento Cinzia Di Fenza (presentazione scuola: focus su crescita, informazione e ambiente)

 

Intervento Patrizia Salierno(presentazione obiettivi e temi scuola)

 

Intervento Gianfranco Bologna (Oltre la crescita: perché?)

 

Intervento Di Fenza 2

 

Intervento Marica Di Pierri 1 (Crisi climatiche e conflitti ambientali):

 

Intervento Marica Di Pierri 2

 

Intervento Alberto Castagnola 1 (Finanza incontrollata e ingiustizia sociale)

 

Intervento Alberto Castagnola 2

 

Intervento Stefano Corradino, giornalista, Art. 21 (Vuoto dell’informazione. Quello che non sappiamo. Se i media non (aiutano a) mettere in discussione il modello economico)

 

Intervento Paolo Carsetti (Forum nazionale Movimenti per l’Acqua) (flash sull’acqua bene comune e servizi pubblici locali nel Decreto liberalizzazioni)

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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