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Le proposte di Scarpinato*: 5) mafia e politica

Eccoci, infine, al voto di scambio. Che abbia parte decisiva nelle fortune della criminalità organizzata sono in pochi ormai a dubitare. Per tentare di ostacolarlo, dopo la strage di Capaci i magistrati siciliani chiesero che si introducesse un nuovo tipo di reato. Per chiunque otteneva promesse di voti in cambio di una “disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze” dell'associazione mafiosa o dei suoi associati.

Questa era la formulazione originale dell'articolo 416ter fino a quando, nel corso del dibattito parlamentare, decisero inopinatamente che il reato fosse configurabile solo nei casi di promessa ottenuta in cambio di denaro. Ciò che – afferma il procuratore generale Scarpinato – normalmente non accade “atteso che le mafie, tranne qualche conventicola di dilettanti, tesaurizzano in un'ottica di lungo periodo il sostegno elettorale fornito e non lo svendono certo per qualche migliaio di euro”.

Ecco perché l'articolo 416ter del C.P. , se vuole essere efficace, deve tornare in parlamento per recuperare la formula originaria. Nel frattempo, però, risultano essere stati candidati ed eletti personaggi condannati in secondo grado per reati di mafia.

Scrive infatti Scarpinato che sono frequenti i casi in cui “a causa della prescrizione non è possibile pervenire a una sentenza definitiva nonostante l'accertamento dichiarato in sentenza della consumazione di gravi reati”. Ecco che occorre prevedere “la sospensione dall'elettorato passivo delle persona la cui condanna per reati di mafia, di corruzione e altri gravi reati sia stata confermata in secondo grado con un duplive vaglio giurisdizionale”.

Si potrebbe anche stabilire per legge o in un codice obbligatorio di autoregolamentazione che se il partito candida persone già rinviate a giudizio per reati di mafia e di corruzione, dovrà restituire una significativa quota del finanziamento pubblico qualora la persona venga poi condannata oppure, in caso di prescrizione, se la consumazione del reato è stata accertata con sentenza. La decadenza automatica dovrebbe invece prevedersi nei casi di condanna definitiva sopravvenuta all'elezione.

Ma il pericolo di infiltrazione mafiosa non riguarda soltanto le cariche elettive. Si dovrebbe allora vietare per legge “alle pubbliche amministrazioni, ivi compresi gli enti pubblici economici, e alle società a partecipazione pubblica, di conferire incarichi di collaborazione o consulenza o assimilati, anche se a tempo parziale o a titolo non oneroso, a coloro che sono stati condannati per reati contro la pubblica amministrazione, di mafia e per altri gravi reati (anche se con sentenza non definitiva purché almeno confermata in secondo grado).

 

*Roberto Scarpinato,procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta,impegnato da anni per la lotta contro la mafia.Fra i processi a cui prese parte:

* A carico del senatore Giulio Andreotti, insieme a Guido Lo Forte per il reato di associazione di tipo mafioso, i due impugneranno anche la prima sentenza di assoluzione era fra i 3 membri della pubblica accusa il più giovane
* Per l'omicidio dell'europarlamentare Salvo Lima
* Per l'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella
* Per l'omicidio del segretario regionale del Pci, Pio La Torre
* Per l'omicidio del prefetto di Palermo Carlo Alberto della Chiesa
* Per l'omicidio del segretario provinciale della Democrazia cristiana, Michele Reina
* Indagine relativa ai progetti di eversione dell'ordine democratico sottostanti alle stragi del 1992 e del 1999.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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