I poteri criminali e la crisi: le misure proposte dal procuratore generale Scarpinato**

Roma, 9 gennaio 2012 – Parlando tra italiani delle cause che sono all'origine dell'attuale crisi economica ci si limita per lo più ad indicare l'enorme debito pubblico accumulato dai governi della prima repubblica. In quegli anni, si dice, gli italiani hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, senza pensare al futuro. Un luogo comune che va contraddicendo l'altro secondo il quale l'Italia sarebbe stata sempre, invece, un popolo di risparmiatori.

Ma il punto è che ci sono italiani e italiani, divisi tra loro, prima che dall'ideologia e dalla politica, da un diverso modo di concepire la convivenza civile. Allo spreco di denaro pubblico corrisponde infatti in larga misura la storica invadenza nel nostro paese di malattie sociali come l'evasione dal fisco, la corruzione, la criminalità organizzata e altre forme epidemiche di illegalità diffusa.

Ora che il berlusconismo comincia ad essere finalmente in crisi e dal governo Monti si manifesta un po' di giusta severità contro la “piaga” dell'evasione fiscale, si formulano anche le prime proposte concrete “per combattere i poteri criminali e restituire la democrazia ai cittadini e il mercato alla libera concorrenza”. Mi riferisco, in questo caso, ad un importante saggio di Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta, apparso sull'ultimo numero di “Micromega”, che elenca una serie di proposte di legge e di riforma, ognuna delle quali merita di essere portata a conoscenza del maggior numero possibile di nostri concittadini, cosa che anch'io ho provato a fare su questo sito*.

E' stata la Corte dei Conti a quantificare in sessanta miliardi di euro all'anno l'enorme danno procurato da vecchie e nuove forme di corruzione, dieci volte più che nell'era di tangentopoli. Una corruzione che sottrae risorse allo Stato sociale e le dirotta verso mille altri canali che consentono arricchimenti privati. Specialmente nel meridione, ma non solo, la crisi economica si intreccia con la questione criminale. Un'imponente evasione fiscale si somma alla corruzione e all'economia mafiosa.

Sulle dimensioni dell'evasione, le cifre sono quelle riportate sui giornali anche in questi giorni. Il 42% dei possessori di barche di lusso, il 31,7% dei proprietari di auto di altissima cilindrata e il 25,7% degli intestatari di aerei da diporto dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro l'anno. I lavoratori autonomi denunciano in media 18 mila euro l'anno, contro i 25 mila euro denunciati dal lavoro dipendente. E si calcola in almeno cento miliardi la cifra che potrebbe essere recuperata.

L'evasione è difficile da combattere anche perché noi che la critichiamo duramente in piccola parte la alimentiamo. Per fare un esempio banale, si calcola che le tazzine consumate ogni giorno nei bar siano almeno ottanta milioni. E' sufficiente che una su dieci non venga accompagnata da scontrino fiscale perché l'evasione dell'Iva superi ogni anno la rispettabile cifra di 600 milioni. Oppure: al mercato romano di Porta Portese passano circa 200 mila visitatori ogni settimana. Se la metà di questi spendesse anche soltanto una decina di euro, il volume di affari degli ambulanti, che non solo non rilasciano scontrini fiscali ma in quanto abusivi spesso non pagano neppure l'occupazione di suolo pubblico, salirebbe a due milioni di euro a settimana. Ci sono poi le fatture che non chiediamo al medico specialista, al meccanico, al parrucchiere, ecc.

Il tax-gap (la misura delle tasse dovute e non pagate ogni anno) è pubblico ogni anno in USA, Gran Bretagna, Svezia, Olanda e altri paesi. Da noi no, solo studi occasionali, secondo uno dei quali nel 2011 l’imponibile evaso in Italia e’ cresciuto del 13,1%, con punte record nel Nord, dove ha raggiunto il 14,2%. In termini di imposte sottratte all’erario, siamo nell’ordine del 51,1%, pari a 180,3 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics, per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani. Cinque aree di evasione fiscale sono state analizzate: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle big company e quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.

Come tutto questo si riflette sulla crisi economica ? “In estrema sintesi – scrive Scarpinato su Micromega – nell'attuale fase di recessione molte imprese cedono alla tentazione di affidare il recupero di competitività sul mercato non all'innovazione dei processi produttivi, ma alla riduzione dei costi e alle opportunità di guadagno discretamente offerti dai colletti bianchi delle mafie”.

E dall'inondazione della corruzione e delle mafie nascono i comitati d'affari e le cosiddette cricche. “Ciascuno mette in comune le risorse di cui dispone: capitali, reti di relazioni personali, potere politico, potere di intimidazione mafiosa….Accostando le tessere che emergono da centinaia di processi penali da Bolzano a Palermo, emerge una sorta di rete nazionale di sistemi criminali operanti nei più svariati settori i quali spesso comunicano tra loro tramite comuni uomini cerniera. Una sorta di piovra nazionale che sta strangolando il paese”.


 *Le proposte di Scarpinato: 1) nuove leggi per colpire le cricche

                                                                         2) corruzione fra privati e falso in bilancio

                                                                         3) mafia,corruzione e riciclaggio

                                                                         4) contro la "predazione" della spesa pubblica

                                                                          5) mafia e politica

**Roberto Scarpinato,procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta,impegnato da anni per la lotta contro la mafia.Fra i processi a cui prese parte:

* A carico del senatore Giulio Andreotti, insieme a Guido Lo Forte per il reato di associazione di tipo mafioso, i due impugneranno anche la prima sentenza di assoluzione era fra i 3 membri della pubblica accusa il più giovane
* Per l'omicidio dell'europarlamentare Salvo Lima
* Per l'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella
* Per l'omicidio del segretario regionale del Pci, Pio La Torre
* Per l'omicidio del prefetto di Palermo Carlo Alberto della Chiesa
* Per l'omicidio del segretario provinciale della Democrazia cristiana, Michele Reina
* Indagine relativa ai progetti di eversione dell'ordine democratico sottostanti alle stragi del 1992 e del 1999.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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