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Le proposte di Scarpinato*: 4) contro la “predazione della spesa pubblica”


A sconcertare, nello scandalo recente del tesoriere della Margherita Luigi Lisi, non è tanto la distrazione di 13 milioni di euro di finanziamento pubblico quanto la distrazione del partito che non se ne sarebbe accorto. Considerata la frequenza con cui gli episodi di corruzione stanno venendo alla luce bisognerebbe dunque chiedersi se, accanto alle responsabilità personali, non vi sia qualcosa di strutturalmente sbagliato nella gestione amministrativa dei soldi pubblici che di fatto favorisca la condotta criminale.

Il procuratore generale Roberto Scarpinato parla a questo riguardo di una “sistematica predazione” della spesa pubblica “sotto una coltre di opacità realizzata con mille stratagemmi”. Cita come esempio il fatto che a tutt'oggi “non è dato sapere che fine hanno fatto e faranno le migliaia di miliardi che l'Unione Europea ha destinato alla Sicilia con i fondi strutturali del 2007-2013”. Per tentare di rimediare, ecco alcune delle sue proposte.

  • Tracciabilità: stabilire per la pubblica amministrazione e le società a partecipazione pubblica l'obbligo di legge si assicurare la tracciabilità informatica sul web di tutti i passaggi gestionali della spesa pubblica, dallo stanziamento iniziale all'erogazione finale.

  • Contemporaneamente “andrebbe prevista la costituzione, presso tutti i principali enti di spesa pubblica, di unità interne e permanenti anticorruzione con compiti di monitoraggio e ispezione”. A queste unità dovrebbero potersi rivolgere cittadini e operatori economici per segnalare qualsiasi anomalia nella gestione delle pratiche, avviandosi in tal modo “una corresponsabilizzazione attiva della cittadinanza e dei ceti produttivi nel contrasto ai poteri criminali e alla gestione illegale delle risorse pubbliche”.

  • La rete nazionale di queste unità dovrebbe poi far capo a quella "autorità nazionale anticorruzione la cui costituzione è imposta dall'articolo 6 della Convenzione ONU”.

  • Banca dati: per garantire la massima trasparenza del mercato degli appalti il procuratore generale Scarpinato propone “ la creazione di una banca dati e anagrafe unica dei contratti, valida per qualunque tipo di contratto e di stazione appaltante”.

  • Obbligo di denuncia: si sa che oggi è fatto obbligo alle imprese che hanno subito un'estorsione di denunciarle all'autorità, pena l'esclusione per tre anni dai pubblici appalti. L'obbligo andrebbe esteso secondo Scarpinato anche alle imprese che hanno ricevuto richieste di tangenti o altre utilità da parte di “pubblici funzionari, incaricati di pubblico servizio o trafficanti di influenze” (faccendieri).

Altre proposte riguardano più direttamente il rapporto tra politica e mafia. Di esse scriverò nel prossimo e ultimo articolo della serie.

*Roberto Scarpinato,procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta,impegnato da anni per la lotta contro la mafia.Fra i processi a cui prese parte:

* A carico del senatore Giulio Andreotti, insieme a Guido Lo Forte per il reato di associazione di tipo mafioso, i due impugneranno anche la prima sentenza di assoluzione era fra i 3 membri della pubblica accusa il più giovane
* Per l'omicidio dell'europarlamentare Salvo Lima
* Per l'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella
* Per l'omicidio del segretario regionale del Pci, Pio La Torre
* Per l'omicidio del prefetto di Palermo Carlo Alberto della Chiesa
* Per l'omicidio del segretario provinciale della Democrazia cristiana, Michele Reina
* Indagine relativa ai progetti di eversione dell'ordine democratico sottostanti alle stragi del 1992 e del 1999.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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