Le proposte di Scarpinato*: 2) corruzione fra privati e falso in bilancio

 Come annunciato nell'articolo “Chi mette le mani nelle tasche degli italiani”, prosegue la mia breve presentazione delle proposte per “un programma contro i poteri criminali” avanzate dal procuratore generale della Corte d'Appello di Caltanissetta nel suo recente saggio su “Micromega”. Credo infatti che queste proposte meritino di essere conosciute, discusse e sostenute dal maggior numero possibile di cittadini, dunque anche dei lettori di questo sito.

 Relazioni pericolose” non sono soltanto quelle tra il pubblico e il privato, ma anche quelle fra privati. Che il mercato non si regola da sé, come pretendono i neoliberisti, ormai lo hanno capito anche i profani. Che gran parte dei danni prodotti all'economia con questa crisi siano dovuti alla mancanza di trasparenza e di regolarità delle contrattazioni, anche. E a rimetterci non sono soltanto consumatori e risparmiatori, ma anche le imprese che operano nella legalità.

Ecco perché, secondo il procuratore generale Roberto Scarpinato, è necessario introdurre un reato specifico di “corruzione in affari privati”, già previsto dalla convenzione penale europea. La proposta è destinata a colpire “i dipendenti, i consulenti, i collaboratori di una società che indebitamente ricevono, per sé o per terze persone, denaro o altra utilità, o ne accettano la promessa in relazione al compimento, all'omissione o al ritardo di atti rientranti nei propri incarichi e funzioni, ovvero al compimento di atti contrari ai propri doveri”. Il reato dovrebbe essere punibile con la reclusione da uno a quattro anni, da due a otto anni se si tratta di amministratori, direttori generali, ecc. E, quel che più conta, accanto alla reclusione è prevista “l'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese”.

Occorre poi, secondo il procuratore generale di Caltanissetta, “ripristinare il falso in bilancio come reato di pericolo e non di danno”, aumentando la pena fino a sei anni, a otto anni se si tratta di “false comunicazioni nelle società quotate in borsa”. Oggi il reato di cui all'articolo 2622 del Codice Civile è perseguibile soltanto a querela della persona offesa, in sostanza : 1) dall'azionista di controllo che in genere è proprio il mandante del reato; 2) dal piccolo azionista che può essere tacitato facilmente; 3) dai creditori che di solito ignorano il reato. Ma perché sia ancora più difficile l'applicazione della norma, si richiede anche la prova dell'intenzione di ingannare i destinatari delle comunicazioni e quella di aver “cagionato un danno patrimoniale”. Per Scarpinato dovrebbe essere sufficiente che il falso sia stato commesso “consapevolmente”.

*Roberto Scarpinato,procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta,impegnato da anni per la lotta contro la mafia.Fra i processi a cui prese parte:

* A carico del senatore Giulio Andreotti, insieme a Guido Lo Forte per il reato di associazione di tipo mafioso, i due impugneranno anche la prima sentenza di assoluzione era fra i 3 membri della pubblica accusa il più giovane
* Per l'omicidio dell'europarlamentare Salvo Lima
* Per l'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella
* Per l'omicidio del segretario regionale del Pci, Pio La Torre
* Per l'omicidio del prefetto di Palermo Carlo Alberto della Chiesa
* Per l'omicidio del segretario provinciale della Democrazia cristiana, Michele Reina
* Indagine relativa ai progetti di eversione dell'ordine democratico sottostanti alle stragi del 1992 e del 1999.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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