Le proposte di Scarpinato*: 1) nuove leggi per colpire le cricche

 Roma, 18 gennaio 2012 Come annunciato nell'articolo “Chi mette le mani nelle tasche degli italiani”, ecco una mia breve sintesi delle proposte per “un programma contro i poteri criminali” avanzate dal procuratore generale della Corte d'Appello di Caltanissetta nel suo recente saggio su “Micromega”.

Credo infatti che tali proposte meritino di essere conosciute, discusse e sostenute dal maggior numero possibile di cittadini, dunque anche dei lettori di nandocan che sono invitati a commentarle. E comincio da quelle relative ad una necessaria revisione della tipologia dei reati contro la Pubblica Amministrazione.

C'era una volta la bustarella, per secoli sinonimo di corruzione. Oggi, come ci ha ricordato Roberto Scarpinato su “Micromega”, la corruzione ha cambiato forma: non più soltanto bilaterale tra un corruttore e un corrotto, ma assai più complessa, quella dei comitati d'affari e delle reti di potere, le cosiddette “cricche”. Vuol dire che si compie un'attività amministrativa illecita non semplicemente in cambio di denaro ma sotto l'influenza di un sistema in grado di agevolare qualcuno nelle sue aspirazioni di carriera o di ascesa politica o di inserimento in un giro d'affari criminale. O anche per contraccambiare favori di questo genere già ricevuti in passato.

Ecco allora – scrive il procuratore generale di Caltanissetta – che “chi corrisponde il denaro non ha rapporti né con il pubblico ufficiale operante né con i quadri direttivi interni del sistema criminale. Chi prende i soldi non si espone direttamente con il pubblico ufficiale né con gli utilizzatori finali del risultato dell'illecito in quanto opera dietro le quinte utilizzando propri referenti esterni (figure ibride tra il lobbista, il procacciatore d'affari, il faccendiere)”.

Scoprire e disarticolare questi sistemi criminali, così come colpirne i soggetti, non è cosa facile ed esige l'adozione di nuove misure legislative, oltre alla reintroduzione di altre, che lo stesso procuratore generale sintetizza nei seguenti punti:

  1. Introdurre il reato di traffico di influenze illecite, per colpire i soggetti che mediano tra pubblici ufficiali e utilizzatori finali degli atti di abuso;

  2. Ripristinare il reato di abuso di ufficio anche per fini non patrimoniali (unificandolo con quello di interesse privato in atti di ufficio), per sanzionare le condotte dei pubblici ufficiali soggetti ai poteri di influenza ma talora estranei agli accordi corruttivi retrostanti;

  3. Introdurre una specifica aggravante per le associazioni per delinquere che hanno le caratteristiche e le finalità operative tipiche dei sistemi criminali, al fine di colpire anche la semplice partecipazione ai sistemi;

  4. Elevare in modo significativo tutte le pene dei reati di corruzione (da unificare con quelli di concussione), di traffico di influenze, di abuso di ufficio e contemporaneamente introdurre una circostanza attenuante speciale con riduzione della pena sino a due terzi per i rei confessi che denunciano i propri complici, in modo da spezzare i vincoli di reciproca omertà che legano i componenti dei sistemi criminali, così rendendone possibile la disarticolazione.

Inoltre, la reintroduzione dei reati di abuso di ufficio per fini patrimoniali e di interesse privato in atti d'ufficio, indecentemente aboliti con legge 16 luglio 1997 n.234, dovrebbe essere accompagnata da “un'organica disciplina legislativa che sancisca a tutti i livelli istituzionali – iniziando dal parlamento e dal governo sino a discendere ai più piccoli comuni – l'incompatibilità tra interesse privato e funzioni pubbliche, per impedire le diffusissime situazioni di conflitto di interessi allo stato ampiamente legittimate”.

* Roberto Scarpinato,procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta,impegnato da anni per la lotta contro la mafia.Fra i processi a cui prese parte:

* A carico del senatore Giulio Andreotti, insieme a Guido Lo Forte per il reato di associazione di tipo mafioso, i due impugneranno anche la prima sentenza di assoluzione era fra i 3 membri della pubblica accusa il più giovane
* Per l'omicidio dell'europarlamentare Salvo Lima
* Per l'omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella
* Per l'omicidio del segretario regionale del Pci, Pio La Torre
* Per l'omicidio del prefetto di Palermo Carlo Alberto della Chiesa
* Per l'omicidio del segretario provinciale della Democrazia cristiana, Michele Reina
* Indagine relativa ai progetti di eversione dell'ordine democratico sottostanti alle stragi del 1992 e del 1999.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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